La rivoluzione della farmacia dei servizi: esami e screening direttamente sotto casa

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non più solo il luogo dove ritirare una medicina, la farmacia si appresta a diventare, a partire dal prossimo anno, un presidio sanitario di prossimità a tutti gli effetti, secondo quanto stabilito dal decreto attuativo della riforma dei “nuovi servizi farmaceutici”. Questa evoluzione, che sfrutta la capillare diffusione sul territorio delle ventimila farmacie italiane, mira a offrire prestazioni più agevoli ai cittadini, trasformando uno spazio familiare in un vero e proprio centro di prevenzione sanitaria diffusa. Una rivoluzione silenziosa ma epocale, dunque, che concretizza finalmente quel discorso sulla sanità di prossimità ripetuto da anni, permettendo di effettuare una gamma sempre più ampia di esami diagnostici senza la necessità di recarsi in laboratorio o di passare dalle lunghe attese del Cup.

Il nuovo volto della prevenzione: dagli screening oncologici al monitoraggio delle cronicità

La novità più significativa, la cui piena operatività è attesa per il 2026 grazie alle norme contenute nel Ddl Semplificazioni e nella Legge 182/2025, riguarda l’ampliamento dell’offerta diagnostica. Se fino a ieri si poteva contare essenzialmente su test rapidi per glicemia o colesterolo, il ventaglio dei servizi si allarga considerevolmente verso esami più approfonditi. Sarà possibile, per fare alcuni esempi, accedere al test del PSA per lo screening della prostata, sottoporsi a un elettrocardiogramma (ECG), a monitoraggi pressori e cardiaci (Holter) o a polisonnografie, fino ad arrivare a prelievi di sangue capillare. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere questi controlli, alcuni dei quali cruciali per la diagnosi precoce, molto più accessibili, sfiorando la porta di casa.

Accreditamento e prescrizione: il bilanciamento tra accessibilità e sicurezza

Per garantire che l’apertura a questi nuovi servizi non significhi un pericoloso “fai da te”, il modello della farmacia dei servizi poggia su due pilastri fondamentali: l’accreditamento, che assicura qualità e aderenza a stringenti canoni di sicurezza per i pazienti, e la prescrizione medica per esami e diagnostica. Tuttavia, come segnalato dalla Fondazione Gimbe, in alcune regioni italiane si registra una deroga a questo principio, essendo direttamente il farmacista a poter reclutare i pazienti per certi esami senza l’obbligo di una ricetta. Una divergenza operativa che pone interrogativi sulla necessaria uniformità delle procedure su tutto il territorio nazionale.

Una risorsa complementare, non sostitutiva, del sistema sanitario

È importante sottolineare come queste farmacie evolute non ambiscano a sostituirsi ai laboratori di analisi tradizionali o ai centri ospedalieri, ma si propongano piuttosto come una risorsa complementare e di prima intercettazione. La loro forza risiede nella prossimità e nella capacità di alleggerire carichi di lavoro ad altre strutture, facilitando l’accesso a controlli di routine o a specifici screening. La prospettiva, per alcuni di questi servizi, è quella di una possibile erogazione gratuita tramite il Servizio Sanitario Nazionale, un traguardo che renderebbe la prevenzione davvero alla portata di tutti, snellendo procedure spesso farraginose e avvicinando la sanità alla vita quotidiana delle persone.

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