Screening in Piemonte, aumentano gli esami di Prevenzione Serena nel 2025
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Redazione Salute
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La sanità pubblica, quando funziona, lo fa nel silenzio degli ambulatori e nella puntualità delle lettere d’invito, tessendo una rete di protezione che, anno dopo anno, dimostra il proprio valore. In Piemonte, questo lavoro capillare ha un nome preciso, "Prevenzione Serena", e dei numeri che, relativamente al 2025, parlano di un consolidamento e di una crescita tangibile. Il programma, che si articola in sei percorsi locali coordinati dal Centro di riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica presso la città della Salute e della Scienza di Torino, rimane il cardine di una strategia regionale che punta tutto sulla diagnosi precoce, offrendo esami gratuiti e basati su evidenze scientifiche per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Un impegno che, nonostante le difficoltà strutturali che attanagliano il sistema, tra cui una cronica carenza di personale specializzato particolarmente avvertita nel capoluogo, non ha conosciuto battute d’arresto, anzi ha visto incrementare il proprio raggio d’azione.
I dati che confermano un percorso consolidato
A testimoniare la tenuta del modello sono, in primo luogo, le cifre relative allo screening mammografico, che nel corso dell’anno appena concluso hanno registrato 262.800 esami di primo livello, un dato in netto rialzo rispetto ai 258.000 del 2024. Questo incremento, per quanto contenuto, è significativo poiché segnala la capacità del sistema di mantenere e potenziare la propria operatività in uno scenario complesso, garantendo a una fetta sempre più ampia della popolazione femminile l’accesso a un controllo fondamentale. La forza di "Prevenzione Serena", del resto, non risiede soltanto nella quantità degli esami effettuati, ma nella qualità di un approccio che è stato costantemente affinato, adeguando i percorsi clinici alle esigenze specifiche dei cittadini e personalizzando, laddove possibile, le proposte di controllo sulla base dei fattori di rischio individuali.
Una risposta organizzativa alle criticità
L’aumento del volume delle prestazioni erogate non deve, tuttavia, far passare in secondo piano le sfide aperte, prima fra tutte la già citata penuria di professionisti, un problema che rischia di minare la sostenibilità stessa di qualsiasi programma di sanità pubblica. La carenza di ostetriche, cruciali per lo screening della cervice uterina, rappresenta un nodo critico, soprattutto negli ambiti metropolitani a più alta domanda. Eppure, i numeri positivi del 2025 indicano anche una resilienza organizzativa, la capacità di ottimizzare le risorse disponibili e di riorganizzare i flussi di lavoro per non venir meno a un mandato che la Regione considera prioritario. Si tratta di un equilibrio delicato, che deve essere preservato attraverso scelte politiche e gestionali coerenti, le quali garantiscano che il diritto alla prevenzione non resti un enunciato teorico.
Il futuro si gioca sulla continuità
La strada tracciata, quindi, appare quella giusta, fondata su un metodo che unisce efficacia dimostrata e gratuità per l’utente, due pilastri irrinunciabili per qualsiasi servizio che miri a essere davvero universale. L’evoluzione del programma, che ormai copre con i suoi sei distretti l’intero territorio piemontese, dimostra come una progettualità centralizzata nella definizione dei protocolli e flessibile nell’attuazione locale possa produrre risultati concreti, intercettando bisogni di salute e fornendo risposte tempestive. La vera sfida, ora, è assicurare che questa macchina, che si è messa in moto molti anni fa e che oggi vede aumentare gli esami effettuati, non subisca contraccolpi, trovando anzi le energie per innovarsi ulteriormente e per raggiungere quelle fasce di popolazione ancora escluse, per ragioni culturali o logistiche, da un check-up che può fare la differenza.




