La mappa dei lavori per la fibra ottica, ecco quando avrai internet veloce (forse)
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Nel corso degli anni moltissimi italiani hanno vissuto la fastidiosa esperienza del contratto per la fibra sottoscritto con entusiasmo, salvo poi scoprire, nel migliore dei casi, di dover fare i conti con una tecnologia mista rame, oppure, nella peggiore delle ipotesi, di dover attendere mesi o anni per un allaccio effettivo che tarda ad arrivare. Ci si ritrova così, e il fenomeno è più diffuso di quanto si creda, con una connessione limitata, a fronte di una spesa di certo non ridotta del 40-50% rispetto a una tariffa per la banda ultra-larga. Oggi, a pochi mesi dalla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, fissata per il 30 giugno 2026, la situazione, seppur in via di miglioramento, presenta ancora numerose criticità e richiede una bussola per orientarsi tra cantieri, mappe e nuove regole.
Il quadro complessivo, come emerge dalle ultime dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'innovazione, Alessio Butti, parla di un'Italia che ha finalmente recuperato terreno sul fronte delle infrastrutture -8. La copertura della fibra fino alle abitazioni, la cosiddetta FTTH, sfiora ormai il 78% delle famiglie, raggiungendo 18,4 milioni di nuclei familiari. Questo livello pone l’Italia in una traiettoria di miglioramento nel confronto europeo, con la prospettiva di avanzare sensibilmente nelle classifiche continentali entro l'anno in corso. Nonostante la costruzione di questa grande autostrada digitale, però, molte persone e imprese viaggiano ancora sotto potenziale. Il problema, oggi, non è più solo la presenza del cavo in strada, ma la cosiddetta "sfida dell'adozione", un termine tecnico che indica il passaggio dalla potenzialità all'effettiva attivazione del servizio. Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati -8.
Il nodo irrisolto dell'ultimo miglio tra copertura e realtà
Proprio mentre il governo spinge per colmare questo divario, entra in vigore una nuova normativa che, sulla carta, dovrebbe proteggere i consumatori. Dal 20 febbraio, con il decreto-legge Pnrr, sono cambiate le regole per gli abbonamenti alla fibra di casa: prima di firmare un contratto, gli operatori devono mostrare quale tecnologia è effettivamente disponibile al civico dell'utente, usando la Broadband Map di Agcom -2-6. L'obiettivo, in teoria encomiabile, è spingere il passaggio dalle vecchie e costose reti in rame alle connessioni in fibra, con l'FTTH come opzione più performante. Il modo in cui la norma viene applicata, però, apre diversi interrogativi pratici e di convenienza reale per chi sottoscrive un abbonamento. Il punto critico, come sottolineano gli osservatori più attenti, è che la mappa dell'Agcom mostra la copertura potenziale, ma non può confermare che i singoli appartamenti o condomini siano realmente collegati -2. Questo perché la stessa Agcom distingue la copertura dalla penetrazione: si possono avere i cavi sotto il marciapiede, ma se manca il tratto verticale che porta il segnale in casa, l'utente rimane di fatto connesso in rame.
Il motivo di questo "vuoto" informativo è legato allo schema di sviluppo della rete italiana, che prevede operatori all'ingrosso, come FiberCop e Open Fiber, che detengono la rete in fibra, e centinaia di operatori consumer che si fanno carico del costo di allacciamento fino agli appartamenti ed erogano i servizi. La fase di allacciamento, solitamente, avviene su chiamata. Un utente, quindi, può risultare coperto dalla banda larga secondo i dati Agcom – forniti dagli stessi operatori – ma essere fisicamente ancora sganciato dalla fibra. Bisognerà comprendere, pertanto, se con l’obbligo di attivare il servizio più performante gli operatori asseconderanno la linea del potenziale o del reale. Perché persino gli storici bandi per le aree bianche e grigie non prevedono obblighi di allaccio dell’ultimo miglio, ma solo impegni per chi si occupa dello sviluppo della rete -2.
I cantieri del Pnrr e le aree ancora scoperte
A complicare il quadro, ci sono le difficoltà oggettive dei cantieri finanziati con i fondi europei. Il progetto cardine, il "Piano Italia a 1 Giga", punta a portare una connettività con velocità di almeno 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload a circa 6,8 milioni di indirizzi civici sprovvisti di rete adeguata, con uno stanziamento di circa 3,4 miliardi di euro -3. Tuttavia, come emerso da un'intervista del sottosegretario Butti al Sole 24 Ore, sono state necessarie complesse trattative con Bruxelles per risolvere alcune criticità, salvando circa 700 milioni di euro che rischiavano di essere perduti a causa dell'impossibilità, dichiarata da Open Fiber, di garantire la copertura di oltre 700mila numeri civici entro la scadenza del 2026 -4.
Per questi civici, prevalentemente nelle zone più remote, si sta quindi delineando una soluzione alternativa che prevede l'uso di tecnologie ibride con il satellite, sperimentata in Lombardia. In particolare, una parte di questi fondi verrebbe utilizzata per collegare le utenze espunte dal piano originario, utilizzando il satellite per il backhauling e completando il collegamento con tecnologie terrestri, spostando l'obiettivo finale al 2030 -4. Nel frattempo, i lavori procedono a macchia di leopardo. In molti comuni, come Cerreto Guidi in Toscana, sono partiti gli interventi di cablaggio che interesseranno centinaia di allacci in tecnologia FTTH, portando la fibra direttamente nelle case dei residenti -5. In altri territori, come nel comune di Bricherasio in Piemonte, la situazione è variegata: si passa da zone già coperte da operatori privati, a zone in corso di cablaggio da parte di FiberCop nell'ambito del Pnrr, fino ad aree già raggiunte dalla fibra grazie a piani precedenti come quello di OpenFiber -1. Per districarsi in questo labirinto, l'unica strada percorribile per il cittadino è quella di consultare i portali dedicati, come la mappa di Infratel Italia o i siti degli operatori wholesale, digitando il proprio indirizzo per verificare lo stato della copertura e le previsioni di intervento. La vera partita, però, si giocherà nei prossimi mesi, quando si tratterà di trasformare quei "78% di famiglie coperte" in altrettante famiglie effettivamente connesse e naviganti a 1 Gigabit al secondo.




