Bologna, il Tar frena la città 30 ma il sindaco Lepore prepara un nuovo piano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sentenza del Tar dell'Emilia-Romagna, che ha accolto il ricorso presentato da Fratelli d'Italia, ha imposto uno stop formale all'estensione del limite di velocità a 30 chilometri orari su gran parte del territorio comunale. Il tribunale amministrativo, nella sua decisione, ha sostanzialmente rimandato l'amministrazione al mittente, chiedendo una motivazione più circostanziata e puntuale, strada per strada, per giustificare una misura di così ampia portata. Il provvedimento, entrato in vigore all'inizio di quest'anno dopo una fase sperimentale avviata nel luglio del 2023, aveva interessato circa il settanta per cento della viabilità urbana, trasformando Bologna in un caso di studio a livello europeo e, al contempo, in un terreno di scontro politico nazionale.

La risposta del Comune: un nuovo atto amministrativo in arrivo

Il sindaco Matteo Lepore, che ha definito ideologico "fermare le città" piuttosto che promuovere politiche per la sicurezza, ha annunciato che il Comune non impugnerà la sentenza. Ha preferito, invece, percorrere una strada alternativa, già pronta nel cosiddetto "piano B". L'amministrazione comunale sta preparando un nuovo atto, come ha spiegato lo stesso primo cittadino, volto proprio a "motivare strada per strada come ci chiede il Tar". Questa mossa, che evita un lungo contenzioso in Consiglio di Stato, mira a superare i rilievi tecnico-giuridici sollevati dai giudici riproponendo, di fatto, la medesima filosofia di riduzione della velocità, ma con un impianto documentale più robusto e analitico.

Le reazioni politiche: uno scontro che va oltre i confini cittadini

La vicenda giudiziaria ha immediatamente valicato i confini locali, diventando un simbolo dello scontro tra due visioni opposte della mobilità e dell'intervento pubblico. L'eurodeputato bolognese Stefano Cavedagna, esprimendo soddisfazione per la decisione del Tar, ha bollato "Città 30" come un "provvedimento che fa scuola in Ue e figlio di ideologia", sottolineando come il modello bolognese sia osservato Oltralpe ma, secondo la sua lettura, nasca da presupposti politici più che da esigenze tecniche. Una critica che è stata fatta propria da altri esponenti del centrodestra, come il vicesindaco di Ferrara Alessandro Balboni, il quale ha affermato che "i cittadini vanno ascoltati e la realtà non può essere piegata all'ideologia", in un chiaro riferimento al Partito Democratico che guida il capoluogo emiliano.

Il contesto nazionale: Roma e il modello a macchia di leopardo

Mentre Bologna cerca di difendere il suo approccio sistematico, altre grandi città si muovono con criteri differenti. A Roma, ad esempio, il sindaco Roberto Gualtieri ha avviato l'istituzione di "Zone 30", un intervento che però procede a macchia di leopardo, selezionando aree specifiche e critiche della città con l'obiettivo dichiarato di diminuire gli incidenti stradali. Un modello, quest'ultimo, che prende spunto dagli esperimenti bolognesi ma che ne evita l'applicazione generalizzata, in un contesto metropolitano ben più complesso e difficile da gestire. La differenza tra i due approcci, uno olistico e l'altro puntuale, delinea due filosofie di governo urbane distinte, entrambe alla prova dei fatti e delle reazioni di una parte della cittadinanza che, in alcuni casi, ha mal digerito le restrizioni.

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