Brutta caduta per Lajunen nel big air: il finlandese portato via in barella da Livigno
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Redazione Sport
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Un brivido freddo, diverso da quello che si prova sull'orlo di un trampolino, ha attraversato il Livigno Snow Park nel pomeriggio di domenica 15 febbraio. Durante le qualificazioni del big air maschile di sci freestyle, valevoli per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, il diciottenne finlandese Elias Lajunen ha rovinato al suolo in modo violento, nel corso del suo primo salto. L'impatto, avvenuto dopo un trick la cui esecuzione si è rivelata palesemente errata, ha visto l'atleta battere con forza la schiena e il capo contro la neve compatta dell'area di ricaduta. Un silenzio carico di apprensione ha immediatamente avvolto l'impianto, mentre i medici di gara, la cui prontezza in questi frangenti è per fortuna massima, si precipitavano sul posto per prestare i primi soccorsi.
Il soccorso immediato e la risposta dell'atleta
I secondi successivi alla caduta sono quelli che nessuno tra il pubblico e gli addetti ai lavori vorrebbe mai vivere. Lajunen, rimasto immobile per un interminabile istante, è stato rapidamente stabilizzato dai sanitari intervenuti con la barella. Prima di essere caricato sul toboga che lo avrebbe condotto fuori dalla pista per accertamenti più approfonditi, il giovane finlandese ha avuto la forza di alzare un pollice verso gli spettatori, un gesto che, sebbene non escluda traumi seri, ha rappresentato il primo, fondamentale segnale di reattività e coscienza. Un cenno che ha spezzato la tensione, confermando quanto appreso in via ufficiosa: il ragazzo era vigile e in grado di muovere braccia e gambe.
L'interruzione e la ripresa delle qualificazioni
La procedura medica, gestita con la massima urgenza e professionalità, ha richiesto l'interruzione della sessione di qualifica, che conta ventinove sciatori in lotta per i dodici posti in finale. Uno stop, quello deciso dai commissari di gara, che per fortuna è durato solo pochi minuti: il tempo necessario per rimuovere in sicurezza l'infortunato e permettere al resto del gruppo di proseguire la competizione. La macchina olimpica, dopo quel momento di gelo, si è dunque rimessa in moto, con i salti successivi che hanno potuto svolgersi senza ulteriori intoppi, come se nulla fosse accaduto, ma con la consapevolezza, sempre latente in discipline come queste, dei rischi connessi all'esecuzione di acrobazie a pochi metri dal suolo ghiacciato.
La dinamica dell'incidente e il contesto agonistico
La disciplina del big air, per chi non la frequentasse assiduamente, impone agli atleti di spiccare il volo da un'enorme rampa per eseguire rotazioni e prese spettacolari, atterrando su un pendio inclinato. Un millimetro di errore in fase di decollo o una torsione calcolata male possono tradursi in cadute rovinose, come capitato a Lajunen. Il diciottenne, alla sua prima esperienza olimpica e già eliminato nello slopestyle nei giorni precedenti, ha perso il controllo del suo in aria, andando a impattare con violenza sulla schiena e scivolando poi a volto in giù fino all'arresto. Un volo di novanta piedi, come si dice in gergo, terminato nel peggiore dei modi. Fonti della squadra finlandese, contattate dalle agenzie di stampa, hanno parlato di una serie di esami a cui il giovane è stato sottoposto nelle ore successive per escludere danni più gravi, ma con la certezza che la sua Olimpiade, quella del 2026, si è conclusa in quel pomeriggio di febbraio, su quella neve che avrebbe dovuto essere il trampolino dei suoi sogni e che invece è diventata il palcoscenico di una paura immensa.




