Guerra in Ucraina, Trump annuncia: «Pace imminente» mentre un drone russo colpisce un condominio a Kryvyi Rih

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le parole, in guerra, non sono mai innocenti. Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dichiara ai giornali che la fine del conflitto ucraino-russo è «imminente», aggiungendo poi di non avere alcuna intesa con Mosca riguardo al Donbass – una precisazione che sembra voler fugare ogni sospetto di un accordo segreto sulla spartizione territoriale – non si può fare a meno di notare lo scarto netto tra la retorica politica e la realtà dei fatti sul terreno. Perché proprio nelle stesse ore in cui Trump rilasciava queste dichiarazioni ottimistiche, la città natale di Zelensky, Kryvyi Rih, veniva svegliata dall’esplosione di un drone russo che ha centrato un edificio residenziale privo di qualsiasi valenza militare. Un atto che i vertici di Kiev non hanno esitato a definire «cinico»: due anziani sono morti sotto le macerie, mentre la loro nipotina di appena nove mesi lotta tra la vita e la morte in un letto d’ospedale, assistita da medici che stanno facendo tutto il possibile per strapparla a un destino già segnato per i nonni.

L’annuncio di Trump e il silenzio eloquente del Cremlino

È in questo contesto che vanno lette le dichiarazioni provenienti da Washington: Trump, ormai da più di un anno nuovamente alla Casa Bianca, ha voluto ribadire con forza che la pace sarebbe «molto vicina», smentendo al contempo – quasi a voler blindare la sua posizione in vista di futuri negoziati – l’esistenza di un accordo segreto con Putin per la cessione integrale del Donbass. Dalla parte russa, il portavoce del Cremlino, Peskov, ha offerto una versione più sfumata e cauta: sono stati compiuti molti passi fondamentali verso una risoluzione, ha ammesso, ma è ancora presto per parlare di date o di obiettivi specifici, perché molto rimane da fare. Un messaggio, questo, che non smentisce la Casa Bianca ma ne ridimensiona la portata, quasi a voler ricordare a tutti che la diplomazia procede a ritmi ben diversi dall’annuncio televisivo.

Tra i raid su Kryvyi Rih e la fragilità del cessate il fuoco

La denuncia arriva direttamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che su X ha descritto l’attacco con un drone come un’azione senza alcuna logica militare, diretta esclusivamente contro civili inermi. A nulla è valso il cessate il fuoco parziale di tre giorni – una tregua già fragile e violata più volte – perché la Russia, scrive Zelensky, continua a uccidere e ferire gli ucraini. La nipotina di quei due anziani, adesso, si trova ricoverata in gravi condizioni, simbolo involontario di una guerra che i comunicati ufficiali danno per prossima alla conclusione. L’analisi di molti osservatori suggerisce che il dopoguerra, semmai arriverà, resterà per molto tempo una chimera: le parole di Trump e di Peskov descrivono un perimetro negoziale già tracciato, forse, ma sopra Kiev e sopra l’Europa continua a volare la minaccia concreta dei droni e delle bombe.

Il quadro internazionale si complica: Iran e sanzioni UE

Mentre il fronte ucraino arde, la politica estera americana si trova a gestire un altro dossier caldo: Trump starebbe valutando «seriamente» la ripresa dei raid contro l’Iran, dopo la bocciatura dei rispettivi piani di pace. Fonti della Cnn riferiscono che il presidente, incontrando la squadra per la sicurezza nazionale e i vertici delle forze armate, ha discusso la possibilità di riprendere le azioni militari. Da Teheran la risposta è arrivata immediata e minacciosa: «Se ci attaccano di nuovo, arricchiremo l’uranio al 90%». Muro contro muro, dunque, senza che alcuna delle due parti sembri disposta a indietreggiare. Nel frattempo, l’Unione Europea ha dato il via libera alle sanzioni contro i coloni israeliani ritenuti violenti – una mossa che ha scatenato l’ira di Tel Aviv, pronta a parlare di «oltraggio inaccettabile». In Ucraina, infine, lo scambio di prigionieri – che Trump aveva dato per imminente – slitta ancora, consegnando al paese un’attesa senza risposte.

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