Il nodo Sigonella-Niscemi nella crisi tra Usa e Iran: Antoci e il M5s chiedono conto a Crosetto del coinvolgimento siciliano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’escalation militare in Medio Oriente, con gli attacchi coordinati da Stati Uniti e Israele contro postazioni iraniane, riporta prepotentemente al centro del dibattito politico italiano il ruolo delle basi e delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale, e in particolare in Sicilia. La denuncia, netta e carica di preoccupazione, arriva dall’europarlamentare del Movimento 5 stelle Giuseppe Antoci, il quale sottolinea come la base aeronavale di Sigonella e la stazione satellitare Muos di Niscemi, quest'ultima in uso alla Marina militare statunitense, siano di fatto già operative nell’ambito delle ostilità in corso contro Teheran. L’isola, da sempre crocevia di culture e ponte naturale fra le sponde del Mediterraneo, si ritroverebbe così trasformata in una piattaforma logistica per operazioni belliche, un destino che Antoci definisce inaccettabile per una terra che ha fatto della convivenza e del dialogo la propria cifra identitaria.
Movimenti militari e nodi strategici nel Mediterraneo
I fatti, ricostruiti anche grazie al lavoro di osservatori e attivisti antimilitaristi che monitorano il traffico aereo, parlano di un’intensificazione anomala delle operazioni. Già nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 febbraio, poche ore prima dell’inizio ufficiale delle ostilità, un aereo pattugliatore marittimo P-8A Poseidon dell’Us Navy è decollato dalla pista di Sigonella con rotta verso il Mediterraneo Orientale. Non si tratta, in questo caso, di velivoli offensivi diretti a sganciare bombe, ma il loro ruolo è ugualmente cruciale: questi aerei, definibili come spie volanti, sono adibiti a compiti di ricognizione, sorveglianza e raccolta di informazioni, elementi chiave per qualunque azione bellica su larga scala. Parallelamente, dall’hub siciliano si registra un flusso costante di aerei cargo, alcuni dei quali in arrivo dalla base americana di Creta, che fungono da vettori per rifornimenti e materiali logistici destinati al teatro di guerra.
Se Sigonella rappresenta gli occhi e i polmoni logistici dello schieramento americano, il Muos di Niscemi ne costituisce il sistema nervoso. L’impianto, una delle quattro antenne a terra che gestiscono le comunicazioni satellitari globali per le forze armate statunitensi, risulta attivo e, per sua stessa natura, integrato in ogni fase delle operazioni. Dalla trasmissione di dati ai droni, fino al coordinamento delle flotte navali e dei sottomarini, il centro di Niscemi è parte integrante dell’architettura che sostiene l’intervento militare, al di là del fatto che i bombardieri non partano fisicamente dal suolo siciliano.
L’allarme istituzionale e i quesiti sulla legittimità costituzionale
Di fronte a questo scenario, la reazione del Movimento 5 stelle non si limita alle parole di Antoci. Sul piano parlamentare, l’iniziativa si fa concreta con una richiesta di chiarimenti indirizzata al ministro della Difesa, Guido Crosetto. I capigruppo pentastellati nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti, hanno ufficialmente sollecitato un’informativa urgente per fare piena luce sul coinvolgimento di Sigonella e Niscemi. L’obiettivo, spiegano i parlamentari, è duplice: da un lato comprendere il reale grado di esposizione delle strutture italiane nelle operazioni contro l’Iran, dall’altro valutare i potenziali rischi per la sicurezza nazionale e per l’incolumità dei cittadini siciliani che questo coinvolgimento comporta. La base di Sigonella, va ricordato, è stata posta in stato d’allerta già da venerdì, con la Naval Air Station che ha raccomandato al personale e alle proprie famiglie la massima attenzione, pur senza segnalare minacce specifiche e imminenti.
La posizione del diritto internazionale
A gettare ulteriore benzina sul fuoco del dibattito politico e giuridico intervengono le considerazioni di esperti di chiara fama. Alice Riccardi, docente di Diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre, interpellata sulla vicenda, richiama principi fondamentali che regolano i rapporti tra Stati. Se è vero che gli accordi che disciplinano la presenza di basi statunitensi in Italia sono in parte secretati e dunque di difficile consultazione integrale, esistono dei paletti invalicabili dettati dalle norme imperative del diritto internazionale, i cosiddetti jus cogens. Tra questi, spiega la professoressa, figura il divieto di aggressione armata. Ne consegue che le installazioni sul territorio italiano, Sigonella e Niscemi in primis, non possono in alcun modo essere utilizzate per fini contrari a questo principio. Il nodo, dunque, non è solo politico o legato alla trasparenza dell’azione di governo, ma investe la legittimità stessa dell’utilizzo di basi Nato in appoggio a un’azione militare che potrebbe configurarsi come una guerra di aggressione, sollevando interrogativi di natura costituzionale sulla partecipazione implicita dell’Italia al conflitto.




