La frana di Niscemi, un disastro annunciato: opere mai realizzate e il conto da 30 milioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La frana che ha dilaniato Niscemi, una ferita ancora aperta nel costone argilloso su cui poggiano le case, è il frutto avvelenato di un'inerzia trentennale. Mentre gli sfollati, a cui non è stato concesso nemmeno di recuperare gli effetti personali dalle abitazioni in bilico su un dirupo di cinquanta metri, cercano una sistemazione precaria, emerge con amarezza il ritardo delle istituzioni. Sarebbe bastata, infatti, una rete per il convogliamento delle acque piovane dal costo di poche centinaiaia di migliaia di euro, ripetutamente prevista ma mai realizzata nonostante le ordinanze della Protezione civile, per evitare che la situazione degenerasse. Oggi, invece, la ferita si è infettata e per tentare di salvare la città serve una cifra dieci volte superiore, almeno trenta milioni di euro, senza contare i danni incalcolabili subiti dalla popolazione.

Il monitoraggio "a vista" e il peso delle omissioni

Quello che colpisce, in questa tragica vicenda, è la discrepanza tra gli allarmi lanciati nel corso degli anni e la mancanza di interventi risolutivi, una situazione in cui la prevenzione è stata sistematicamente sostituita dall'osservazione diretta del territorio. La frana, definita a scorrimento e ancora in evoluzione, viene "guardata a vista", come hanno sottolineato i tecnici, anziché essere monitorata con strumenti tecnologici adeguati che potrebbero prevederne gli sviluppi. Una scelta che, di fronte a un'emergenza climatica sempre più marcata, rivela tutta la sua fragilità e che costringe a ripensare al futuro dell'abitato, separando ormai con difficoltà il tempo dell'analisi delle cause da quello delle soluzioni possibili.

Dall'emergenza alla ricostruzione: il modello della delocalizzazione

La storia di Niscemi, del resto, non comincia oggi. Già dopo la frana del 1997, gli esperti indicarono con chiarezza la strada da percorrere, che passava inevitabilmente per la delocalizzazione di almeno una parte del paese verso aree geologicamente più sicure e per interventi di consolidamento radicali. Tra questi, assumevano un'importanza cruciale proprio i sistemi di drenaggio, gli unici in grado di impedire la pericolosa saturazione dei terreni argillosi che caratterizzano la zona. Opere che, se realizzate per tempo, avrebbero potuto cambiare il destino della comunità, scongiurando lo scenario attuale dove la quotidianità è sospesa e il futuro appare incerto.

La solidarietà che nasce dalle macerie

In mezzo a tanta desolazione, però, si accendono focolai di solidarietà che tentano di colmare, almeno in parte, i vuoti lasciati dalle istituzioni. La speranza è che la Sicilia non venga dimenticata in un momento così drammatico, ed è per questo che si moltiplicano le iniziative per sostenere chi ha perso tutto. Tra queste, spicca l'impegno del cast della serie "Vanina", profondamente legato a quei luoghi, che ha deciso di organizzare un evento di raccolta fondi. Sono piccole gocce, come hanno affermato i promotori, ma messe insieme possono rappresentare un contributo concreto per le famiglie e i bambini rimasti senza tetto, un segnale di vicinanza in una terra che ha sempre saputo dare molto a chiunque vi sia passato.

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