Lea Gavino, l’esordio musicale tra “11 Volte” e il palco del Primo Maggio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A volte il destino, o forse sarebbe meglio chiamarlo semplice necessità espressiva, si compie come un ciclo che si chiude con una coincidenza tanto poetica quanto calcolata. Venerdì 1° maggio, data che per tradizione appartiene alla festa dei lavoratori e alla musica dal vivo in piazza, Lea Gavino vedrà la luce sotto una duplice e inedita identità: quella di cantautrice. Quel giorno, infatti, arriverà su tutte le piattaforme digitali “11 Volte”, il suo primo Ep d’esordio, mentre poche ore più tardi la stessa artista calcherà per la prima volta il palco del Concertone del Primo Maggio a Roma. In questo intreccio di date e simbolismi, l’attrice romana classe 1999, già nota al grande pubblico per il ruolo di Viola in “Skam Italia” e per partecipazioni a produzioni come “L’ombra di Caravaggio” o la recente serie “Guerrieri”, sceglie quindi di smettere i panni della interprete per indossare quelli della narratrice in prima persona.

Per molti versi, questo passaggio non rappresenta una conversione improvvisa, bensì una prosecuzione laterale di un percorso che, fin dall’infanzia, l’ha vista dividersi tra la tastiera del pianoforte e la visione dei grandi classici del cinema accanto al padre. Nonostante il successo ottenuto sugli schermi, un senso di inadeguatezza o forse di incompletezza sembra aver accompagnato il suo rapporto con la recitazione; lo dimostra la sua stessa ammissione riguardo ai provini, descritti come una “gara” che la mette a disagio, un meccanismo competitivo dal quale la musica, intesa come progetto di squadra o esplorazione intima, l’ha paradossalmente liberata. Lea Gavino, a suo dire, si trova in un “disequilibrio precario”, una condizione esistenziale fluida che rifiuta certezze assolute e che trova nella scrittura la valvola di sfogo per quella rabbia o quella dolcezza che prima doveva forzatamente prestare ad altri.

“11 Volte”, l’Ep che verrà presentato proprio nel giorno dell’anniversario della scrittura del brano omonimo (avvenuta dodici mesi fa in una traversa di Piazza San Giovanni), è un progetto che non cerca l’ordine definitivo, ma piuttosto la sintesi emotiva. Composto da sei tracce, il lavoro raccoglie i precedenti singoli come “Figli” e “Amico Lontano” (quest’ultimo portato a Sanremo Giovani 2026) e li affianca a due inediti: la titletrack e “Serratura”. Quest’ultimo brano, nato da una co-scrittura con i Bnkr44, parla di una verità che si nasconde dietro una porta chiusa, di quei segreti e tradimenti che si preferisce non illuminare pur di preservare la bellezza fragile di una relazione. La musica, in questo senso, diventa per Gavino lo strumento per smettere di nascondersi, l’unico spazio sicuro dove la competizione lascia il posto alla pura sopravvivenza emotiva.

Il palco come spazio sicuro e la rinascita del primo maggio

Se la recitazione rappresenta una disciplina fatta di solitudine e selezione – un meccanismo che Gavino stessa paragona a una “staffetta” stressante – l’esibizione live, paradossalmente, agisce come un antidoto collettivo. L’emozione di salire sul palco del Concertone non è solo quella del debutto, ma è intrisa di un valore simbolico forte: sarà l’esatto luogo (geografico e temporale) in cui tutto ebbe inizio un anno fa. La sua presenza nella line-up di piazza San Giovanni, che quest’anno vedrà alternarsi nomi come Emma, Litfiba e Madame, non è quindi un semplice traguardo, ma la chiusura materiale di un cerchio. L’artista, che ha da sempre coltivato la passione per le parole quasi fosse un esercizio materno (la madre la costringeva a scrivere un tema al giorno), trasforma la musica in una tensione continua tra armonia e conflitto, dove ogni canzone parte da una situazione di rottura o di conflittualità irrisolta.

Parallelamente all’uscita discografica, Lea Gavino incarna perfettamente quella generazione di artisti che rifiuta l’etichetta rigida. Non è una semplice attrice che canta, né una cantante che recita per caso; è piuttosto un’interprete della propria instabilità creativa. L’Ep “11 Volte” arriva in un momento storico in cui l’identità liquida diventa contenuto, eppure, lontano dalle speculazioni sociologiche, il lavoro della Gavino si regge su un impianto testuale solido. Scrivere “Figli” per il fratello Damiano (anche lui attore) o raccontare il tradimento con il linguaggio asciutto dell’indie pop sono operazioni che denotano una ricerca di autenticità lontana dagli stereotipi del fenomeno virale. In fondo, il destino ironico vuole che proprio il 1° maggio, giorno in cui tecnicamente si celebrano la fatica e la resilienza, lei smetta di interpretare la fatica altrui per mettere in scena la propria, con un pugno in faccia metaforico – come aveva suggerito lei stessa – per chiudere il film.

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