Piazza Affari al giro di boa da prima della classe: ora IPO e FNSI al banco di prova
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Redazione Economia
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Se c'è un mercato che ha saputo ribaltare i luoghi comuni dei trader, nella prima metà del 2026, quello è indubbiamente Piazza Affari. Il FTSE MIB, l'indice delle blue chip di Borsa Italiana, ha archiviato il semestre con il titolo di miglior indice europeo in termini di performance, stabilendo nuovi record storici che hanno portato l'indice a superare quota 53 mila punti. Un rally che ha spinto la capitalizzazione complessiva del listino milanese oltre il simbolico traguardo di 1.000 miliardi di euro, un risultato che pochi avrebbero pronosticato all'inizio dell'anno e che ora proietta la borsa italiana verso una seconda parte del 2026 carica di aspettative, in particolare per quanto riguarda le nuove emissioni e il destino della FNSI.
Il risiko bancario e il vento dell'AI trascinano il listino
Il motore di questa corsa è stato, almeno in parte, il consueto traino del comparto finanziario. La seconda ondata di risiko bancario, con le aggregazioni che hanno continuato a tenere banco, ha alimentato i corsi dei titoli creditizi e assicurativi, ma sarebbe riduttivo fermarsi a questo.
A spingere l'indice hanno contribuito in maniera decisiva anche altri settori, dalla tecnologia, che ha beneficiato dei riflessi della corsa all'intelligenza artificiale negli Stati Uniti, al comparto energetico, galvanizzato dalle tensioni in Medio Oriente, fino al capitolo infrastrutture, che in senso lato ha rappresentato un fronte caldo per gli investitori. Una combinazione di fattori che ha trasformato Piazza Affari in un vero e proprio faro per i capitali stranieri, smentendo sul campo quelle narrative che vorrebbero l'Italia sempre in affanno rispetto alle grandi piazze europee.
Giugno rompe la maledizione e chiude con un rialzo del 3,3%
Particolarmente significativo è stato l'andamento del mese di giugno, storicamente considerato un periodo ostico per il listino milanese. Il celebre adagio anglosassone "Sell in May and go away", che invita a disinvestire per rientrare solo in autunno, sembrava destinato a trovare ancora una volta applicazione. E invece no. Contro ogni previsione stagionale, giugno ha regalato al FTSE MIB un rialzo del 3,3%, infrangendo quella che molti definivano una maledizione statistica.
A certificarlo è anche l'analisi di Gabriel Debach, market analyst di Etoro, il quale ha ricordato come negli ultimi 29 anni il sesto mese dell'anno si sia chiuso in territorio negativo in ben 21 occasioni, con una perdita media dell'1,5%. Un dato che rende l'eccezione di quest'anno ancora più eclatante e che ha permesso a Piazza Affari di mettere a segno il secondo miglior trimestre degli ultimi 29 anni, consolidando un trend rialzista che sembra aver trovato fondamentali solidi su cui poggiare.
Il ministro Urso celebra il sorpasso su Wall Street
Un risultato, quello del semestre, che non è passato inosservato nemmeno al governo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha voluto sottolineare con un messaggio sui social il primato europeo di Milano, aggiungendo un particolare non secondario: la performance di Piazza Affari è stata migliore anche di quella registrata da Wall Street, superando sia l'S&P 500 che il Nasdaq. Una dichiarazione che, al di là della valenza politica, fotografa un momento di oggettiva forza per il sistema finanziario italiano.
Tuttavia, se la prima parte dell'anno è stata caratterizzata da questa cavalcata travolgente, ora l'attenzione degli addetti ai lavori si sposta inevitabilmente sugli appuntamenti che attendono il mercato nei prossimi mesi. La vera prova del nove, per la tenuta di questi entusiasmi, sarà rappresentata dal ritmo delle IPO e dal banco di prova rappresentato dalla quotazione o dagli sviluppi legati alla FNSI, due variabili che potrebbero determinare se questo record sia solo un picco momentaneo o l'inizio di un ciclo virtuoso più lungo per la finanza italiana.




