Lavrov a Teheran offre la mediazione russa mentre Trump elogia Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov è arrivato a Teheran il 19 ottobre 2026 per un incontro bilaterale con il capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi, dedicato alla de-escalation in Medio Oriente e alla ricerca di una via d'uscita diplomatica dal conflitto in corso tra Iran e Stati Uniti.

Si tratta del primo viaggio di Lavrov nella capitale iraniana dall'inizio delle ostilità, e Mosca ha colto l'occasione per offrirsi formalmente come mediatrice ufficiale tra Teheran e Washington, posizionandosi come attore neutrale capace di facilitare lo scambio di messaggi critici e di arginare il rischio di un allargamento del conflitto.

L'abbraccio strategico tra Mosca e Teheran

Al termine dei colloqui, Araghchi non ha usato mezzi termini per descrivere lo stato delle relazioni bilaterali. «Mai nella nostra storia Iran e Russia hanno collaborato così strettamente come ora», ha scritto il ministro iraniano sui social, precisando che i due omologhi hanno affrontato «tutti i temi, dall'Europa all'Asia occidentale, compresi Libano, Palestina, Ucraina e Yemen», con un focus specifico sul rafforzamento della cooperazione economica e nucleare.

Parole che delineano un asse consolidato nel tempo: la partnership strategica ventennale siglata all'inizio del 2025, priva di clausola di mutua difesa ma accompagnata da un'intensa collaborazione militare e commerciale, costituisce la cornice entro cui si inserisce la visita di Lavrov.

La causa iraniana è "giusta": la posizione di Lavrov

Nel corso della conferenza stampa congiunta, il capo della diplomazia russa ha espresso un sostegno esplicito a Teheran, definendo la causa iraniana «una causa giusta» al pari di quella russa. Lavrov ha accusato Washington e Israele di aver scatenato quella che ha descritto come una campagna militare non provocata contro il Paese, ribadendo l'impegno di Mosca a continuare a sostenere l'Iran.

Il ministro ha inoltre indicato la disponibilità russa ad assistere nella ricerca di «soluzioni reciprocamente accettabili per superare questa crisi artificiale», invocando un ritorno alle condizioni precedenti allo scoppio delle ostilità nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, con la piena libertà di navigazione e garanzie contro una ripresa delle operazioni militari.

Sul piano materiale, Lavrov ha chiarito che Mosca non intende rinunciare agli accordi economici e di investimento con Teheran, mentre continua a fornire assistenza umanitaria, medicinali e derrate alimentari.

Trump: "La Russia non fa nulla per l'Iran, ed è positivo"

Le dichiarazioni di Lavrov sono arrivate a poche ore di distanza dalle parole del presidente statunitense Donald Trump, che aveva elogiato Vladimir Putin per aver tenuto Mosca ai margini del conflitto. «Stiamo colpendo l'Iran molto duramente, sia economicamente che militarmente», ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca, aggiungendo che «per quanto possiamo vedere, la Russia non ha fatto nulla lì, e questa è una cosa molto positiva».

Il presidente americano ha quindi rivendicato la scelta di negoziare con Mosca anche sul dossier iraniano, sostenendo che Putin stia «prendendo le distanze dall'Iran».

I dossier sul tavolo e il contesto regionale

La visita di Lavrov non si è limitata al confronto sul conflitto in corso. Secondo quanto reso noto dal ministero degli Esteri russo, i colloqui hanno riguardato anche l'attuazione degli accordi raggiunti tra Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian nei loro recenti incontri, con particolare attenzione ai progetti congiunti nei settori dei trasporti, della logistica e dell'energia.

Non solo: sul tavolo anche il coordinamento in sede Onu e la cooperazione nell'ambito dei Brics, dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e dell'Unione economica eurasiatica. Elementi che confermano come l'offerta di mediazione russa si intrecci a un disegno più ampio di rafforzamento della presenza diplomatica ed economica di Mosca in una regione attraversata da una crisi profonda, mentre Teheran continua a rivendicare la propria disponibilità al dialogo nonostante le operazioni militari statunitensi.

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