Stellantis, dopo Leapmotor tocca a Dongfeng? Il piano per le fabbriche europee e lo scambio con la Cina
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Redazione Economia
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L’operazione, se verrà confermata nei dettagli, ricalcherebbe lo schema già sperimentato con Leapmotor. Dopo l’intesa che ha portato il partner cinese a produrre i propri modelli in Europa, con un primo utilizzo concreto dell’impianto spagnolo di Saragozza, il gruppo guidato da Antonio Filosa starebbe ora discutendo con Dongfeng Motor – un colosso con il quale esiste una relazione azionaria che si trascina dai tempi di Psa – per replicare il modello. Sul tavolo, come anticipato da alcune agenzie internazionali, ci sarebbe un meccanismo di reciproca utilità: da un lato, la concessione di stabilimenti europei attualmente sottoutilizzati per produrre i veicoli del marchio cinese, aggirando così i dazi all’importazione; dall’altro, la possibilità per Stellantis di riprendere o incrementare l’assemblaggio di alcuni dei propri modelli all’interno del mercato cinese, una piazza storicamente complessa per i costruttori occidentali.
L’ombra lunga della crisi e lo “stabilimento morente” di Cassino
Per comprendere la velocità con cui queste indiscrezioni si stanno trasformando in un caso politico-sindacale, basta osservare lo stato di salute degli impianti italiani. La situazione di Piedimonte San Germano, alle porte di Cassino, è emblematica e drammatica: un sito che nel 1972 rappresentava l’orgoglio produttivo Fiat, e che oggi molti definiscono una “fabbrica morente”. I numeri diffusi nei mesi scorsi raccontano di un’azienda ridotta all’osso: nei primi mesi del 2026 si sono contate appena una decina di giornate effettivamente lavorate, con un crollo verticale della produzione che ha toccato il -37,4% solo nell’ultimo trimestre. I 2.200 lavoratori, insieme all’indotto, convivono da anni con ammortizzatori sociali e turni ridotti, mentre le promesse di rilancio legate alle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia sono state rinviate o sono rimaste lettera morta.
Il ministro Urso rompe gli indugi: “Aperti a investitori stranieri”
Non si tratta più, dunque, di semplici voci di corridoio. Il dibattito ha subito un’accelerazione decisiva con l’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il quale ha scelto di non smentire i rumors, anzi. Intervenendo a margine di un evento sulla Motor Valley a Bologna, il ministro ha fornito una sorta di via libera condizionata: “Noto che la produzione nei primi mesi ha un segno positivo, ma siamo aperti a investitori stranieri che intendessero scommettere sul nostro Paese”. Una dichiarazione che, nelle intenzioni, sembra voler mettere pressione a Stellantis affinché saturi i propri impianti, ma che di fatto ha legittimato pubblicamente l’ipotesi di un ingresso in massa dei capitali cinesi.
Il fronte sindacale si spacca: collaborazione sì, cessione no
Se da un lato il governo sembra guardare con interesse a queste manovre – nella speranza di rincorrere l’ambizioso traguardo del milione di veicoli prodotti in Italia –, dall’altro lato il fronte dei lavoratori manifesta una cautela ferrea. Mirko Marsella della Fim-Cisl ha provato a tracciare un confine netto: “Un discorso è una collaborazione (e quindi lo stabilimento resta Stellantis), un altro discorso è l’acquisizione”. Una posizione, quest’ultima, che lascia intendere come la disponibilità a produrre auto cinesi nello stabilimento del Frusinate sarebbe accettabile solo per tamponare l’emorragia di lavoro, ma non per cedere il controllo del sito. Di ben altro avviso è però Andrea Di Traglia della Fiom-Cgil, che ha chiesto con forza al ministro di fare chiarezza: “Il governo chieda a Stellantis se Cassino ha un futuro con nuovi modelli, o se ci sono davvero investitori interessati”. La tensione è palpabile, in attesa che il nuovo amministratore delegato, Antonio Filosa, presenti il piano strategico globale atteso per il prossimo 21 maggio.




