Il 150° derby premia la freddezza di Cantù, Varese spreca l’occasione playoff

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Era nell’aria, la sensazione cioè che il derby numero 150 tra Cantù e Varese, al netto di ogni altra considerazione, avrebbe riservato colpi di scena degni della sua tradizione. Al PalaFitLine di Desio, di fronte a quasi seimila spettatori, l’Acqua S.Bernardo ha avuto la meglio sulla Openjobmetis con il punteggio di 100-96, regalando una docce fredda a una squadra, quella di coach Kastritis, che aveva avuto tra le mani la possibilità di mettere una seria ipoteca sulla corsa ai playoff. Una partita nervosa e combattuta, come confermato dal tecnico di casa Walter De Raffaele nel post-partita, nella quale ha prevalso, almeno nei momenti decisivi, il desiderio di ribellarsi a una sconfitta che, sulla carta, sarebbe apparsa immeritata per i brianzoli.

Un finale da brividi e la rimonta incompleta di Varese

A determinare il verdetto è stato un ultimo minuto e mezzo da infarto, una sequenza che ha trasformato l’euforia in disperazione per i tifosi biancorossi. Quando mancavano circa due minuti al termine, la squadra ospite aveva compiuto l’impresa di ribaltare il -11 accumulato nell’ultimo quarto, portandosi avanti 91-87 grazie a una fiammata del solito Iroegbu. Eppure, proprio nel momento di massima lucidità, Varese si è persa: 20 palle perse complessive (un’enormità per una partita di tale spessore) e una difesa che, dopo il quinto fallo di Librizzi, non è più riuscita a contenere la grandinata di triple di Cantù. Dall’87-91, la musica è cambiata radicalmente: Moraschini, Fevrier e Green hanno infilato tre bordate dalla lunga distanza, confezionando un break di 11-2 che ha chiuso i conti. Per la squadra di coach Kastritis, che ha letteralmente “giocato al casinò” come riportato dalla stampa locale, la beffa è stata doppia: non solo la sconfitta nel derby, ma l’occasione persa per blindare l’ottavo posto, con Trento ora a sole due lunghezze e il calendario che si fa minaccioso.

La legge dei veterani e l’abbraccio del PalaDesio

Se Varese ha pecato di inesperienza e leggerezza nei possessi cruciali, Cantù ha invece fatto valere l’esperienza dei suoi senatori, quelli abituati a non sentire la pressione nei momenti che contano. Erick Green, autore di 21 punti, ha baciato la moglie in mezzo al campo sotto la curva, mentre il capitano Riccardo Moraschini – in questa città per vivere le ultime emozioni della carriera – ha firmato l’11 personale con la freddezza di un cecchino. A fare la differenza, però, è stato anche un ritrovato equilibrio collettivo. Rispetto al match d’andata del 16 novembre, quando Varese dominò l’Itelyum Arena inchiodando Cantù a soli 2 punti in classifica, i rapporti di forza si sono invertiti: l’innesto di giocatori come Chiozza (7 punti ma 9 assist) ha dato alla manovra biancorossa quella fluidità che prima mancava, trasformando la paura di vincere in determinazione.

Pesi massimi a referto e i rimpianti biancorossi

Guardando il tabellino, i 23 punti di Nkamhoua e i 19 di Stewart non sono bastati a evitare la débâcle, soprattutto a causa di un tiro libero sbagliato o di un possesso gestito male nel momento topico della partita. Dall’altra parte, la spinta del pubblico di casa (con la curiosa assenza del tifo ospite per limitazioni alla vendita) ha caricato a mille giocatori come Sneed (17 punti) e Bortolani, che nonostante un’influenza intestinale ha firmato 11 punti pesantissimi. Per Varese, ora, il margine di errore è azzerato: con un turno di riposo da scontare e una trasferta a Bologna all’ultimo turno, i playoff diventano un miraggio se non si batterà Cremona nel prossimo turno casalingo. Per Cantù, invece, la vittoria nel 150° derby profuma di salvezza, a una sola vittoria di distanza da un traguardo che sembrava lontanissimo solo qualche mese fa.

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