Milan, Amorim c'è ma il vuoto dirigenziale preoccupa: Scaroni si affida al "magic touch" di Cardinale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Martedì pomeriggio il Milan ha ufficialmente piazzato il primo tassello della sua rifondazione affidando la panchina a Ruben Amorim, tecnico portoghese seguito con grande interesse da Gerry Cardinale ormai da tempo. Un annuncio che, pur rappresentando una svolta nell'iter di ricostruzione del club, non basta certo a placare le ansie di una piazza che osserva con crescente apprensione lo scorrere di un giugno già piuttosto avanzato, senza che la dirigenza abbia ancora colmato le voragini apertesi dopo la mancata qualificazione in Champions League.

La tabula rasa che ha portato ai saluti, annunciati il 25 maggio, di Massimiliano Allegri, dell'amministratore delegato Giorgio Furlani, del direttore sportivo Igli Tare e del direttore tecnico Geoffrey Moncada ha lasciato il club in una sorta di limbo organizzativo, dove la scelta del nuovo allenatore rappresenta sì un passo importante, ma rischia di restare isolato senza una struttura dirigenziale che lo sostenga.

Scaroni e la fiducia nel proprietario americano

A gettare un alone di fiducia, se non altro per spirito di servizio, ci ha pensato il presidente Paolo Scaroni, il quale, a margine di un evento al Castello Sforzesco per i 250 anni degli Stati Uniti e ripreso dalla TgR Lombardia, ha ribadito la sua convinzione nelle capacità del patron americano. "So che Gerry Cardinale seguiva da tempo Amorim, un allenatore che guardava con grande interesse.

Io poi confido che Gerry Cardinale abbia un suo magic touch nella scelta degli uomini, lo ha dimostrato tante volte nella sua vita e spero che anche questa volta sia davvero un magic touch", ha dichiarato Scaroni, auspicando che tutto possa ripartire "su un piede nuovo".

Un endorsement, quello del numero uno rossonero, che suona quasi come un atto di fede nei confronti di un proprietario che, dopo aver spazzato via l'intera area tecnica, si trova ora a gestire una delle sessioni di mercato più delicate e complesse della recente storia milanista.

Il buco nero dirigenziale e la trattativa sfumata

E proprio mentre Scaroni pronunciava queste parole di incoraggiamento, emergevano con sempre maggiore chiarezza le difficoltà incontrate dal club nel cercare di completare l'organigramma. La lunga trattativa per portare a Milano i due dirigenti dell'Eintracht Francoforte, Markus Krösche e Timmo Hardung, si è arenata, costringendo il Milan a tornare in fretta e furia alla ricerca di un piano B per i ruoli di direttore tecnico e direttore sportivo.

Il tentativo di riprodurre il modello tedesco che tanto successo ha regalato alle aquile, con Krösche come head of football e Hardung come diesse, si è infranto contro le resistenze del club tedesco o, forse, contro le condizioni poste dai due dirigenti, lasciando Cardinale e i suoi collaboratori a dover ricominciare da capo.

Un intoppo non da poco, considerando che il ritiro estivo a Milanello è fissato per il 12 luglio e che, a oggi, mancano ancora le figure chiave che dovranno dialogare con Amorim per pianificare la campagna acquisti e definire la rosa a disposizione del nuovo tecnico.

Un tempo che stringe e una pianificazione a rischio

Il paradosso della situazione è che, nonostante l'ufficialità dell'arrivo di Amorim, il Milan si ritrova a dover operare in un vuoto di potere che rischia di compromettere l'intera stagione. Il presidente Scaroni può pure confidare nel "magic touch" di Cardinale, ma il fatto che a metà giugno il club non abbia ancora un amministratore delegato e un direttore sportivo rappresenta un'anomalia evidente nel panorama del calcio italiano, dove le principali società hanno già definito i propri organigrammi da settimane.

La finestra di mercato estiva, seppur allungata dalla concomitanza del Mondiale che si tiene negli Stati Uniti, non concede certo tempo illimitato per rincorrere profili dirigenziali, tantomeno quando le scelte di un allenatore, per quanto importanti, non possono prescindere da una visione strategica complessiva che al momento appare quantomeno fumosa.

L'impressione, insomma, è che il Milan abbia messo il carro davanti ai buoi, definendo la guida tecnica senza aver prima creato le condizioni organizzative e operative perché questa possa esprimere al meglio il proprio lavoro. E mentre Scaroni si affida alla speranza, i tifosi e gli addetti ai lavori attendono fatti concreti che vadano ben oltre le dichiarazioni di circostanza e i comunicati ufficiali.

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