La marea nera che sale in Renania: la Cdu vince ma l’Afd vola, crollo storico per la Spd
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Redazione Esteri
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Dopo trentacinque lunghi anni, la Renania-Palatinato cambia colore politico, restituendo alla Cdu un protagonismo che sembrava perduto in quella che un tempo era considerata la roccaforte socialdemocratica per eccellenza. Il dato ufficiale, che emerge dalle proiezioni delle emittenti pubbliche tedesche, fotografa una situazione netta: l’Unione cristiano-democratica, con il suo candidato ministro-presidente Gordon Schnieder, conquista il 31% dei consensi, scavalcando in maniera decisa la Spd, ferma al 25,9%. Un risultato che, per il cancelliere Friedrich Merz – che torna così a sorridere dopo il passo falso di inizio mese nel Baden-Württemberg – assume i contorni di un sollievo politico non trascurabile, interrompendo un dominio regionale che per decenni aveva visto i socialdemocratici alla guida del Land. L’entusiasmo, del resto, era palpabile ieri sera tra i sostenitori del partito: “La Cdu è tornata” e “35 anni sono finiti”, i cori intonati per celebrare la fine di un’era politica iniziata con il cancelliere Helmut Kohl.
Lo sguardo stanco di Schweitzer e il crollo di un’egemonia
A descrivere la portata della débâcle, più di qualsiasi dato statistico, è stato il volto di Alexander Schweitzer, il candidato sfiduciato che ieri sera ha dovuto incassare una sconfitta tanto inaspettata quanto pesante per la sua comunità politica. Subentrato nel 2024 alla longeva e popolare Malu Dreyer, che aveva lasciato per motivi di salute, Schweitzer non è riuscito a capitalizzare il cosiddetto Amtsbonus, il vantaggio di chi arriva da una posizione di governo. La sua prestazione elettorale, con un crollo di quasi dieci punti percentuali rispetto al 2021, rappresenta il peggior risultato di sempre per la Spd in questa regione occidentale che, con il suo capoluogo Magonza, si affaccia sul cuore pulsante dell’Europa, confinando con Belgio, Lussemburgo e Francia. L’emorragia di voti ha travolto anche gli alleati di governo: il Partito Liberale (Fdp) è stato espulso dal parlamento regionale, mentre la Linke e i Liberi Elettori non hanno superato lo sbarramento del 5%, spazzando via l’ultimo governo “semaforo” rimasto in piedi in Germania.
L’Afd raddoppia e si prepara a fare opposizione dura
Ma se la notizia principale è il cambio di guardia al vertice, l’elemento dirompente di queste elezioni risiede nell’ascesa della destra ultranazionalista. L’Alternativa per la Germania (Afd) ha più che raddoppiato il suo consenso, raggiungendo una percentuale record del 19,5% – in alcune proiezioni sfiorata addirittura il 20% – che rappresenta il miglior risultato mai ottenuto dal partito in un Land della Germania Ovest. Con ventiquattro seggi nel nuovo parlamento regionale, la formazione guidata da Jan Bollinger si appresta a diventare la principale forza di opposizione, forte di un potere politico e di mezzi procedurali, come la possibilità di istituire commissioni d’inchiesta, che intende utilizzare per indagare su nodi spinosi del passato, a partire dalla gestione della pandemia.
Le ripercussioni su Berlino e il futuro della coalizione nero-rossa
Il verdetto delle urne in Renania non è destinato a restare confinato entro i confini regionali, ma si proietta immediatamente sulla tenuta della coalizione di governo a Berlino. Per i vertici della Spd, la sconfitta in una delle storiche roccaforti assume i contorni di un vero e proprio terremoto interno. Il segretario generale Tim Klüssendorf ha parlato di un “regresso amaro”, mentre la copresidente Bärbel Bas ha annunciato discussioni profonde nei vertici di partito per valutare se la linea intrapresa sia ancora quella giusta. Le pressioni, in particolare, si concentrano sul ministro delle Finanze e leader socialdemocratico Lars Klingbeil, che ha dovuto promettere una “fuga in avanti” sulle riforme per tentare di arginare l’emorragia di consensi, mentre all’orizzonte si profilano nuove prove elettorali a settembre nei Land orientali. Il candidato vincitore, Schnieder, ha già chiarito che formerà un governo nel “centro democratico”, escludendo categoricamente qualsiasi collaborazione con l’Afd, ma lasciando intendere che la strada più percorribile sarà una grande coalizione con la Spd, replicando il modello federale.




