Diesel o elettrica? Il confronto dei costi reali nel 2026
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Redazione Economia
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Il prezzo del gasolio, stabilmente oltre i 2,10 euro al litro da aprile scorso, ha riacceso il dibattito sulla convenienza delle due tecnologie, spingendo molti automobilisti a riconsiderare la prossima scelta d’acquisto. La tentazione di passare all’elettrico, alimentata dalla promessa di costi energetici inferiori e da una manutenzione ridotta, è più che comprensibile, eppure la decisione non si può prendere osservando una singola voce di spesa.
Il calcolo dei costi reali, quello che gli esperti definiscono Total Cost of Ownership, richiede un’analisi più profonda, perché il semplice confronto tra il prezzo del “pieno” alla pompa e quello della ricarica non coglie l’intera complessità del quadro, né tantomeno l’impatto di voci come il deprezzamento o le diverse abitudini di ricarica.
Il paradosso dei consumi: dove si spende e dove si risparmia davvero
L’analisi dei consumi, se condotta su dati reali e non su dichiarazioni di parte, restituisce un’immagine più sfumata di quanto non facciano certi studi di settore. Prendendo come riferimento una comune auto del segmento C, per percorrere 100 chilometri un moderno diesel necessita di circa 4,0-4,2 litri di carburante, con una spesa che si attesta tra gli 8,40 e gli 8,82 euro.
L’elettrica, nello stesso frangente, consuma mediamente 15 kWh, e qui il costo varia in modo drastico: chi ha la fortuna di ricaricare a casa, usufruendo di una tariffa domestica media di 0,29 euro al kWh, spende solo 4,35 euro ogni 100 km, guadagnando un vantaggio notevole di circa 620 euro l’anno su una percorrenza di 15.000 km.
Se, al contrario, ci si affida alla rete pubblica in corrente alternata, il costo sale a 0,58 euro al kWh, azzerando di fatto il differenziale rispetto al gasolio, e lo scenario peggiora ulteriormente usando le colonnine veloci in corrente continua, dove il prezzo (0,78 euro al kWh) rende l’elettrica persino più cara da “rifornire” rispetto alla sua antagonista a gasolio.
Questo dato, che fotografa una realtà poco pubblicizzata, suggerisce che il risparmio promesso dalla mobilità a batteria è tutt’altro che automatico, e che la presenza di un box privato o di un posto auto attrezzato rappresenta una variabile discriminante, accessibile solo a una parte, seppur significativa, degli automobilisti italiani.
Manutenzione e valore residuo: i conti nascosti che cambiano tutto
Se sul fronte della manutenzione ordinaria l’elettrica mantiene un indiscutibile vantaggio – la spesa annua stimata si aggira tra i 180 e i 400 euro, contro i 314-600 euro di un diesel, grazie all’assenza di olio, cinghie e filtri – è sul capitolo del valore residuo che la bilancia pende pesantemente dalla parte opposta.
I dati di mercato aggiornati a questo 2026 sono inequivocabili: dopo tre anni, un’auto diesel perde in media il 37,3% del suo valore, mentre un’elettrica ne cede il 48,5%, con una differenza di oltre 11 punti percentuali che si mantiene consistente anche a cinque anni. La ragione di questa emorragia di valore, che si traduce in una perdita extra di circa 5.000 euro per l’acquirente di una vettura a batteria nell’arco di un lustro, va cercata in un mercato dell’usato ancora immaturo.
L’analisi di Carvago sul mercato italiano offre esempi plastici di questo fenomeno: una Volkswagen ID.3 elettrica perde quasi il 46% del prezzo di listino in tre anni, mentre la sua controparte termica, la Golf, si ferma a un calo del 21%; analogamente, la Fiat 500e brucia il 49% del suo valore contro il 27% della versione a benzina. Se a questo dato si aggiunge il fatto che il prezzo d’acquisto di un’elettrica è mediamente superiore di 10.000-15.000 euro rispetto a un diesel equivalente, si comprende come il maggior esborso iniziale e la svalutazione più rapida rischino di divorare il risparmio accumulato sui consumi, specialmente per chi percorre chilometraggi annui contenuti.
L’inchiesta Unem e la prospettiva delle flotte aziendali
Nel dibattito pubblico si è inserita di recente l’Unem, l’associazione che riunisce le imprese della raffinazione e della distribuzione di prodotti petroliferi, i cui calcoli presentati dal presidente Gianni Murano durante l’assemblea annuale hanno suscitato un certo clamore. Secondo la loro analisi, effettuata utilizzando i dati di omologazione delle auto ad aprile 2026, con 100 euro di carburante un veicolo a benzina o gasolio percorrerebbe tra il 30 e il 40% di chilometri in più rispetto a un’elettrica.
Questi numeri, che appaiono in forte contrasto con le evidenze raccolte da molte testate specializzate, vanno però letti con la necessaria cautela, considerando la fonte non esattamente imparziale e, soprattutto, le ipotesi alla base del calcolo, che sembrerebbero basarsi esclusivamente sulle tariffe elevate della ricarica pubblica ultra-veloce, escludendo di fatto lo scenario domestico. Una prospettiva decisamente più affidabile e strutturata arriva dal mondo del noleggio a lungo termine e delle flotte aziendali, dove il calcolo del costo totale di proprietà è pratica quotidiana.
Il Car Cost Index 2026 di Ayvens, redatto su dati di leasing del quarto trimestre 2025, rivela che i veicoli a batteria stanno diventando l’opzione di lease più economica in un numero crescente di scenari europei, con la BMW i4 che, nel segmento premium, risulta già più conveniente della sua equivalente a benzina in 20 dei 30 Paesi analizzati.
Un apparente paradosso che si spiega con la diversa scala di valori: per un’azienda, che pianifica di sostituire l’auto ogni tre o quattro anni e ha la possibilità di installare infrastrutture di ricarica ottimizzate, le variabili del deprezzamento e del costo energetico assumono un peso specifico molto diverso rispetto a quello che hanno per un privato cittadino, che magari parcheggia l’auto in strada e la tiene per dieci anni.




