Onimusha: Way of the Sword, il ritorno del samurai conquista la critica ma divide sui difetti

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il ritorno di una delle serie più amate dai fan di Capcom, Onimusha: Way of the Sword, ha finalmente ricevuto le prime valutazioni dalla stampa internazionale, e il responso, pur nella sua generale positività, dipinge un quadro piuttosto articolato e sfaccettato di quella che si preannuncia come una delle uscite più importanti dell'anno.

Dopo anni di silenzio, il nuovo capitolo dedicato al guerriero Oni ha fatto centro con la critica, totalizzando un punteggio medio che si attesta sull'85 su Metacritic, un risultato che conferma la bontà del lavoro svolto dalla casa nipponica, ma che allo stesso tempo lascia intravedere alcune crepe in un'armatura per altri versi molto solida. La media, come spesso accade in questi casi, è frutto di una vasta gamma di giudizi che vanno dall'entusiasmo più sfrenato a qualche perplessità di fondo, disegnando un profilo di gioco che non lascia certo indifferenti.

Se da un lato, infatti, il comparto più tecnico e immediato del gioco, quello legato al sistema di combattimento, viene praticamente osannato all'unanimità, dall'altro emergono critiche altrettanto unanimi riguardo ad alcune scelte di design, in particolare per quanto concerne la struttura delle missioni e la gestione dei contenuti secondari.

Un'ondata di voti tra entusiasmo e critiche

Il quadro che emerge dalla lettura delle recensioni è quello di un gioco che riceve voti eccellenti da una larga fetta della critica, con alcune testate che non hanno esitato ad attribuire il punteggio massimo. IGN, Hey Poor Player, Region Free e MonsterVine sono solo alcuni dei portali che hanno decretato il titolo come un capolavoro, assegnandogli un perfetto 10. A questi si aggiungono una nutrita schiera di pubblicazioni che hanno assegnato un 9, come Shacknews, Push Square, Screen Rant, Noisy Pixel e Nintendo Life, a testimonianza di un gradimento che si può definire ampio e trasversale.

Tuttavia, non mancano le voci fuori dal coro che hanno temperato l'entusiasmo con giudizi più misurati, come quelli espressi da, Gamereactor UK e GamesRadar+, che hanno optato per un 7, mentre VGC si è spinta fino a un 6, evidenziando quelli che a suo avviso sono i limiti più strutturali della produzione. Questa polarizzazione dei voti, che vede concentrare la maggior parte dei giudizi tra l'8 e il 9, suggerisce che Onimusha: Way of the Sword sia un prodotto capace di regalare picchi di eccellenza ma che, al contempo, inciampa in alcuni problemi di fondo che ne minano la completezza.

La via della spada: un sistema di combattimento da manuale

Il punto fermo, quello su cui tutti i recensori sembrano concordare, è la straordinaria qualità del gameplay. Il sistema di combattimento, che rappresenta il cuore pulsante di ogni Onimusha, viene descritto come un capolavoro di fluidità, profondità e soddisfazione. Le meccaniche di parata, schivata e contrattacco, in particolare il leggendario Issen, che richiede un tempismo perfetto per essere eseguito, regalano momenti di puro adrenalinico divertimento, capaci di fondere ritmo, reattività e disciplina in un mosaico dedicato alla scuola della spada.

Le battaglie, soprattutto quelle contro i boss, vengono definite coreografiche e mozzafiato, capaci di integrare sequenze cinematografiche direttamente nel gameplay e di offrire un feedback dei colpi straordinario. Il sistema, basato su attacchi leggeri e pesanti, parate e schivate, si sviluppa in una lunga serie di sottosistemi che premiano la precisione e lo studio degli avversari, trasformando ogni scontro in una sfida tattica oltre che fisica.

L'utilizzo del motore grafico RE Engine, poi, contribuisce a rendere l'esperienza ancora più immersiva, con un realismo che trasmette tutto il peso e la potenza di ogni singolo colpo di katana.

Un'anima antica per un mondo moderno

Oltre al comparto ludico, un altro elemento che ha ricevuto ampi consensi è la caratterizzazione del protagonista, Miyamoto Musashi, la cui iconica fisionomia è stata modellata su quella del celebre attore Toshiro Mifune. La sua personalità, sbruffona e carismatica al punto giusto, riesce a bucare lo schermo e a veicolare alla perfezione un'atmosfera che omaggia i film di samurai degli anni '70.

A fare da cornice alle sue gesta è una Kyoto ricostruita nei minimi dettagli, un mondo cupo e affascinante popolato da demoni Genma e da un cast di personaggi ben caratterizzati, che contribuiscono a rendere la storia avvincente. La sceneggiatura, pur non essendo rivoluzionaria, tiene banco in modo eccellente grazie a una scrittura che non si prende mai troppo sul serio, alternando momenti epici a situazioni più leggere.

Le missioni secondarie, alcune delle quali legate alla poetessa Murasaki, offrono degli spunti narrativi interessanti che arricchiscono il lore del gioco, invitando il giocatore a esplorare ogni angolo della mappa per scoprire tutti i segreti celati. L'aspetto esplorativo, sebbene a tratti limitato, è comunque in grado di regalare soddisfazioni, spingendo il giocatore a usare i poteri Oni per scansionare l'ambiente e trovare materiali preziosi per i potenziamenti.

La lama a doppio taglio del game design

Proprio nel tentativo di allungare la durata dell'esperienza e di offrire contenuti extra, però, risiedono le principali critiche che hanno portato alcuni recensori a dare un giudizio inferiore. Il principale nodo dolente sembra essere la ripetitività delle situazioni e un level design che, in alcuni casi, fatica a decollare.

Le missioni secondarie, seppur sostenute da storie interessanti, finiscono spesso per risolversi in scontri con le stesse varianti di nemici in arene già viste, mentre i boss e i miniboss, anche quelli più affascinanti, vengono riproposti più volte nel corso dell'avventura, togliendo loro un po' dell'impatto iniziale. Il mondo di gioco, pur essendo ricco di dettagli, a volte sembra riempito con attività banali e un sistema di crafting che richiede una raccolta di materiali fin troppo dispersiva e legata a un grinding sfrenato per ottenere potenziamenti statistici minimi.

Questa scelta, che appare come un tentativo di allungare il brodo per soddisfare le esigenze di un mercato che richiede esperienze sempre più lunghe, finisce per minare il ritmo e la freschezza di un prodotto che, di per sé, avrebbe tutte le carte in regola per essere un action game asciutto e concentrato, come i suoi illustri predecessori. La sensazione che si percepisce è che Capcom, nel timore di realizzare un'avventura troppo breve e lineare, abbia finito per cadere nella trappola della ridondanza, diluendo il potenziale di un gameplay eccellente in un contesto che non sempre è all'altezza.

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