Il grido di Papa Leone da Bamenda: «Guai a chi piega Dio per la guerra, il mondo distrutto da pochi tiranni»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   YAOUNDÉ. Nel pomeriggio di ieri, giovedì 16 aprile, subito dopo il rientro nella nunziatura della capitale, Papa Leone XIV ha voluto incontrare un gruppo di una dozzina di rappresentanti musulmani provenienti dalle regioni camerunesi; alcuni di loro erano già stati ricevuti a Roma lo scorso dicembre, a testimonianza di un dialogo che non si è mai interrotto. Con queste comunità – lo si apprende da fonti vaticane – la Chiesa locale porta avanti da tempo progetti comuni di cooperazione e giustizia sociale, rivolti soprattutto alla fascia più povera e vulnerabile della popolazione del Paese. Il Pontefice, ascoltando le loro parole di benvenuto e di ringraziamento per la visita, ha ribadito un concetto che gli sta particolarmente a cuore in questa terra segnata da profonde ferite: il sogno della pace va comunicato insieme, senza cadere nella trappola di una tregua indifferente che annulli le diversità, ma anzi riconoscendosi tutti fratelli di fronte all’Unico.

La visita nella «terra insanguinata» dell’ovest

La quarta giornata del viaggio apostolico in Africa ha portato il Papa a Bamenda, un’ora di volo dalla capitale Yaoundé, nel cuore della regione nord-occidentale dilaniata da un decennio di violenze. È qui, nella cattedrale di San Giuseppe, che si è consumato uno dei momenti più alti e drammatici della missione: l’incontro per la pace con una comunità stremata dal conflitto tra separatisti anglofoni e le forze del governo centrale, un conflitto che ha già causato migliaia di vittime e centinaia di migliaia di sfollati. Tra canti e bandiere colorate, resi possibili anche dalla tregua di tre giorni concessa dai gruppi ribelli per onorare la visita, il Pontefice ha lanciato un monito che ha fatto il giro del mondo, scegliendo parole di una durezza inusuale anche per gli standard di un pontificato che non ha mai brillato per la ricerca di facili compromessi.

L’affondo sui «signori della guerra» e lo striscia col Trump

È stata una requisitoria a viso aperto quella pronunciata davanti ai fedeli riuniti. «Guai – ha tuonato il Papa – a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso». Un attacco diretto a quella che lui stesso ha definito una manciata di «dominanti» o «tiranni» che stanno distruggendo il pianeta, mentre questo stesso mondo viene tenuto in piedi solo da «una miriade di fratelli e sorelle solidali», spesso dimenticati dalle cronache. «I signori della guerra – ha aggiunto – fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere ma non basta una vita per ricostruire». Un passaggio, quest’ultimo, che i media statunitensi hanno letto come una replica implicita alla Casa Bianca, in un momento in cui i rapporti tra il Vaticano e l’amministrazione Trump sono segnati da profonde divergenze proprio sul tema del conflitto e dell’uso della forza.

La forza disarmata dei poveri e il ruolo delle donne

In quella che lui stesso ha definito una «terra insanguinata ma feconda», Leone XIV ha capovolto la prospettiva: la luce del mondo non viene dai potenti, ma dagli affamati e assetati di giustizia, dai poveri e dai misericordiosi. Il suo discorso si è poi soffermato con riconoscenza sul lavoro silenzioso delle donne – laiche e religiose – che quotidianamente curano le ferite psicologiche e spirituali di chi è sopravvissuto agli scontri. Senza mai nominare esplicitamente i leader mondiali a cui si riferiva, il Pontefice ha denunciato il paradosso di un’economia globale dove si trovano miliardi per uccidere e devastare, mentre le risorse per guarire, educare e risollevare le sorti di un popolo sembrano introvabili. Un appello, questo, che riecheggia le parole già spese nei giorni precedenti contro la corruzione e a favore di istituzioni credibili capaci di investire sui giovani, vera linfa per una stabilità duratura in una nazione che non può più aspettare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.