Giornata della Terra 2026, tra l’allarme di Mercalli e l’appello di Papa Leone XIV contro i “tiranni”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Celebrata oggi, 22 aprile, la cinquantaseiesima edizione della Giornata Mondiale della Terra si trova a fare i conti con un paradosso difficile da ignorare: proprio mentre l’attenzione pubblica sembra risucchiata dai conflitti geopolitici, la “povera Terra”, come l’ha definita Luca Mercalli, continua a mostrare segni di cedimento strutturale che non attendono tregue. L’appello lanciato da Papa Leone XIV, che proprio in questi giorni si trovava a Bamenda, in Camerun, per un viaggio apostolico carico di tensione, ha offerto una chiave di lettura drammaticamente attuale a questa ricorrenza; il pontefice, parlando a una comunità segnata dalla guerra separatista, ha denunciato lo “stravolgimento della creazione” operato da chi rapina la terra per finanziare armi, innescando “una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”. Un messaggio, questo, che riecheggia in modo sinistro nei dati sul clima, laddove il presidente della Società Meteorologica Italiana avverte che il pianeta ha ormai una febbre destinata a durare millenni.

Il clima oscurato dai conflitti e la corsa al fossile

Se da un lato il tema scelto per il 2026, “Our Power, our Planet” (Il nostro potere, il nostro Pianeta), vorrebbe restituire centralità all’azione dei cittadini, dall’altro il contesto internazionale sembra spingere nella direzione opposta, con le guerre che occupano tutto lo spazio mediatico. Luca Mercalli, intervistato in occasione dell’Earth Day, ha sottolineato come le emissioni legate agli apparati militari – stimate intorno al 5,5% del totale mondiale – restino inspiegabilmente fuori dai conteggi dell’Accordo di Parigi, come se chi produce distruzione godesse di un’immunità fiscale ambientale. Una situazione, quella attuale, in cui gli ultimi undici anni sono stati registrati come i più caldi di sempre e la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto livelli che non si vedevano da 13 milioni di anni; a ciò si aggiunge che il 90% del calore in eccesso viene assorbito dagli oceani, mascherando la gravità della situazione sulla terraferma ma condannando le generazioni future a un riscaldamento ormai innescato.

La tecnologia e il paradosso della transizione energetica italiana

In Italia, dove il settore residenziale pesa per circa il 30% sui consumi energetici totali, la spinta verso la casa a zero emissioni si scontra con una realtà di battute d’arresto significative: le nuove installazioni di rinnovabili hanno subito un calo dell’8,2% nell’ultimo anno, un dato che stride con l’entusiasmo globale per le rinnovabili. Eppure, non mancano esempi virtuosi nel resto del mondo, con Cina e India che sono riuscite a coprire la loro crescente domanda di energia grazie al solare e all’eolico, dimostrando che la transizione è tecnicamente possibile anche se politicamente ostacolata. Il rovescio della medaglia, però, è rappresentato dall’impatto crescente delle tecnologie digitali: se le smart home possono ridurre gli sprechi, l’intelligenza artificiale e la produzione di hardware richiedono un quantitativo di energia e risorse minerarie tale da far parlare alcuni esperti di un nuovo fronte di crisi ambientale, sollevando il dubbio se l’innovazione sia una cura o un’ulteriore malattia per il pianeta.

L’eredità di Santa Barbara e il “sogno” di un nuovo corso

Guardando alle origini di questa giornata, nata nel 1970 dalla mobilitazione seguita al disastro petrolifero di Santa Barbara, viene quasi da sorridere amaramente pensando a quanta strada si credeva di aver fatto. Oggi, con il presidente Trump che da oltre un anno alla Casa Bianca ha smantellato decenni di politiche di sostenibilità, il richiamo di Papa Leone XIV a non piegare la fede ai propri scopi economici e politici suona come una critica implicita a un sistema che preferisce investire miliardi per uccidere piuttosto che per curare ed educare. E mentre a Roma la maratona multimediale “OnePeopleOnePlanet” cercava di tenere alta l’attenzione e a Firenze si discuteva di una legge regionale per il contrasto al cambiamento climatico, la sensazione prevalente è quella di una lotta impari, in cui la speranza risiede solo in quella “rivoluzione silenziosa” fatta di gesti quotidiani che, citando il pontefice, tenga in piedi il mondo nonostante una “manciata di tiranni”.

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