Libano, un razzo colpisce la base italiana dell’Unifil a Shama: nessun ferito tra i militari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è pace per i caschi blu italiani schierati nel sud del Libano. Un nuovo episodio di tensione, l’ennesimo da quando l’area è tornata a essere un fronte caldo del conflitto mediorientale, ha visto protagonisti i soldati del contingente italiano di Unifil Sector West. Nel pomeriggio di ieri, 7 maggio, un razzo – la cui origine è ancora avvolta da un alone di incertezza nonostante gli immediati accertamenti – è caduto all’interno della base di Shama, la struttura che ospita i militari della Brigata Sassari. L’impatto, a quanto si apprende dal ministero della Difesa, non ha purtroppo (o per fortuna, a seconda del punto di vista) provocato vittime né feriti tra il personale italiano, limitandosi a causare lievi danni a un veicolo militare che si trovava nell’area.

Un razzo da 107 millimetri e i sospetti su Hezbollah

Quello che poteva trasformarsi in una strage, se il missile fosse esploso in un’area più affollata, si è invece risolto in un danno prevalentemente materiale. Le fonti ufficiali, pur nella cautela che caratterizza queste fasi preliminari, hanno aperto un’indagine per fare piena luce sulla dinamica e sulla provenienza del proiettile. Secondo quanto riportato da fonti vicine alle investigazioni, il razzo sarebbe un ordigno a corto raggio da 107 millimetri, un calibro che – stando alle schede tecniche e alla prassi operativa sul terreno – è spesso associato all’arsenale di Hezbollah, la potente formazione sciita che controlla de facto gran parte del Libano meridionale. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che l’arma sarebbe «nelle mani di Hezbollah», gettando così un’ombra lunga sull’accaduto, anche se le verifiche per accertare la matrice dell’attacco restano in corso.

A un passo dalla pista degli elicotteri

L’allarme, nella base di Shama, è stato immediato. Alcune ricostruzioni, filtrate attraverso canali informali, collocano l’impatto a una distanza pericolosamente ravvicinata rispetto alla pista degli elicotteri, l’area più sensibile della struttura. Il razzo si sarebbe disintegrato nell’urto contro il terreno, riducendosi in schegge: una di queste, viaggiando ad alta velocità, ha forato la gomma di un mezzo militare, provocando quel «lieve danno» di cui parla il comunicato della Difesa. Il ministro Guido Crosetto, informato in tempo reale, ha immediatamente attivato i canali di crisi, mantenendo i contatti costanti con il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Portolano, e con il comandante del Covi, il generale Iannucci, per monitorare l’evoluzione della situazione e garantire la sicurezza dei soldati.

Un contesto di fuoco nonostante la tregua

L’episodio, che arriva a poche settimane da un attacco simile subito dalla stessa base (era successo il 2 aprile scorso), si inserisce in una cornice di fragilissima stabilità. Nonostante in teoria viga ancora un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah – una tregua negoziata per arginare l’escalation – nei fatti il confine libanese-israeliano continua a registrare scambi di colpi e raid aerei. I militari italiani, incastrati in questa morsa, hanno il compito di monitorare le violazioni e preservare la sicurezza, ma si ritrovano spesso esposti a rischi collaterali. Per ora, nessuna rivendicazione ufficiale è stata depositata, e gli investigatori della missione Onu stanno setacciando la zona per recuperare i frammenti del razzo. L’unica certezza, al momento, è che la tensione resta altissima e che i nostri soldati operano purtroppo in un polveriere che, periodicamente, esplode loro accanto.

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