Incendio nell’Appennino tosco-emiliano, quaranta ettari di bosco bruciati tra Pistoia e Alto Reno Terme

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fuoco, divampato nella tarda serata di domenica 5 aprile sul versante bolognese, ha già ridotto in cenere circa quaranta ettari di vegetazione, estendendosi per un fronte di quasi un chilometro lungo il crinale che separa l’Emilia Romagna dalla Toscana. Le fiamme, sprigionatesi dalla frazione di Alto Reno Terme, hanno rapidamente valicato i confini amministrativi, minacciando località come Biagioni e il paese di Pracchia, quest’ultimo in provincia di Pistoia, dove l’isolamento è diventato tale da interrompere persino la fornitura di energia elettrica. Un rogo che, alimentato dalla conformazione impervia del terreno – caratterizzato da gole profonde e pendii spesso inaccessibili ai mezzi gommati – sta complicando oltremodo le operazioni di spegnimento, costringendo i vigili del fuoco a coordinarsi con mezzi aerei e squadre a terra in un’operazione senza soste.

Canadair e mezzi aerei in azione, il presidente Giani conferma l’intervento

Per contrastare l’avanzata delle lingue di fuoco, sono stati mobilitati due canadair, come reso noto dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, i quali operano in sinergia con elicotteri della flotta statale. I rifornimenti idrici per questi mezzi – una logistica non banale, visto che i serbatoi vanno riempiti a bassa quota su specchi d’acqua sufficientemente ampi – vengono effettuati dal lago del Bilancino, garantendo così una certa continuità ai lanci. Nonostante l’impegno aereo, le operazioni procedono con lentezza: il vento, che ha cambiato direzione più volte nelle ultime ore, riaccende talvolta focolai già domati, costringendo i piloti a ripetere i passaggi sugli stessi settori. A terra, intanto, protezione civile e volontari locali lottano per creare fasce parafuoco, ma l’asperità del versante emiliano-romagnolo, quello da cui tutto è partito, rende ogni metro guadagnato una fatica immane.

Il paese di Orsigna isolato, il bilancio provvisorio parla di decine di ettari distrutti

Le conseguenze per la popolazione residente si stanno rivelando pesanti: il paese di Orsigna, frazione montana del comune di Pistoia, è di fatto isolato, senza collegamenti stradali sicuri e con la linea elettrica interrotta da quando alcuni tralicci hanno ceduto sotto il calore. Le squadre dei vigili del fuoco, intervenute nella notte tra domenica e lunedì, hanno dovuto spesso fare i conti con alberi incandescenti che crollavano improvvisamente, ostruendo le poche carrabili esistenti. Al momento, il bilancio dell’incendio parla di oltre quaranta ettari di bosco già andati in fumo – per lo più pinete e cedui misti – ma è probabile che le stime aumenteranno nelle prossime ore, una volta che i rilevamenti con droni termici potranno mappare con precisione le aree interne non ancora raggiungibili a piedi.

Il fiume Reno come barriera naturale, il versante toscano fuori pericolo immediato

Un elemento decisivo, seppur fortuito, ha evitato che la catastrofe assumesse dimensioni ancora più vaste: il fiume Reno, scorrendo in fondo alla valle, ha agito come una barriera naturale, impedendo alle fiamme di saltare agevolmente sul versante pistoiese. Mentre il lato emiliano continuava a bruciare senza sosta – con i canadair costretti a lanci continui – il territorio toscano ha potuto tirare un primo, cauto sospiro di sollievo, visto che la propagazione verso sud è stata scongiurata proprio da questo corso d’acqua. Non significa, chiaramente, che l’emergenza sia finita: il rogo, ancora attivo in molte zone di Alto Reno Terme, resta sotto costante monitoraggio, e ieri sera stessa le autorità hanno sconsigliato gli spostamenti non necessari lungo la strada provinciale che collega le due regioni. Per ora, comunque, l’attenzione si concentra sul contenimento delle fiamme ancora vive sui versanti impervi, con la speranza che l’arrivo dell’alba e l’eventuale aumento dell’umidità possano agevolare il lavoro delle squadre a terra.

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