Uno Bianca, sopralluogo dei carabinieri nella casa del suicida Pietro Gugliotta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un intero reparto dei carabinieri, forte di una ventina di militari, si è presentato nel pomeriggio nell’abitazione di Colle di Arba, in provincia di Pordenone. Il bersaglio dell’operazione – che ha coinvolto anche unità specializzate nelle investigazioni scientifiche – era la casa dove lo scorso gennaio si è tolto la vita Pietro Gugliotta, l’ex componente della banda della Uno Bianca. Gli inquirenti, al termine degli accertamenti iniziati intorno alle tredici, hanno portato via dall’immobile del materiale, senza che però fosse chiaro subito cosa fosse stato sequestrato. A rendere l’operazione ancora più opaca è stata la tempistica: il suicidio di Gugliotta, avvenuto all’inizio dell’anno e apparentemente legato a problemi familiari, sembrava aver chiuso la sua vicenda personale, e invece gli investigatori sono tornati a cercare qualcosa tra quelle mura.

I militari dell’Arma e il ruolo della scientifica

Tra i militari impegnati nel blitz sono stati notati diversi specialisti dei rilievi tecnici, quelli che solitamente intervengono per raccogliere tracce microscopiche, impronte o DNA. La loro presenza – insieme al numero cospicuo di uomini impiegati – suggerisce che l’attività non si sia limitata a una semplice perquisizione, ma abbia avuto i connotati di un’ispezione approfondita. Una volta entrati nell’abitazione, gli uomini dell’Arma hanno setacciato gli ambienti per ore, e al termine hanno asportato quello che gli investigatori hanno definito semplicemente “materiale”. Nessuna conferma, almeno per ora, sulla natura di ciò che è stato prelevato, né sulla sua eventuale relazione con i delitti della Uno Bianca.

Il giallo della delega: “Non è un’inchiesta nostra”

A gettare ulteriore luce su un’operazione già di per sé sorprendente ci ha pensato il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, il quale ha escluso in modo netto che l’attività sia stata disposta dai suoi uffici. “Si tratta di un’attività delegata da altre procure – ha dichiarato – di cui non abbiamo notizia”. Una precisazione, quest’ultima, che apre scenari complessi: qualcun altro, dunque, da fuori regione, ha ritenuto necessario mettere sotto la lente la casa dove l’ex gregario dei fratelli Savi si è ucciso. E lo ha fatto senza passare – a quanto pare – attraverso un formale avviso alla procura locale, o almeno senza che quest’ultima ne fosse messa al corrente nei dettagli.

Un’ombra lunga sulla banda dopo la morte di Gugliotta

Pietro Gugliotta, ricordiamolo, era stato uno dei componenti della cosiddetta banda della Uno Bianca, il gruppo criminale che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta seminò terrore tra Bologna e la Romagna con una serie di rapine e omicidi consumati a bordo di una Fiat Uno di quel colore. La sua morte per suicidio, avvenuta a gennaio, era stata archiviata dai più come l’epilogo di un’esistenza segnata da un passato pesante e da difficoltà private. E invece, a mesi di distanza, il sopralluogo dei carabinieri dimostra che qualche filo ancora da tirare – in mezzo a carte, oggetti o chissà quali reperti – qualcuno lo vede appeso a quei muri. L’intera operazione, per ora, resta avvolta nel segreto istruttorio. Quello che si sa è che i militari sono entrati, hanno cercato, e sono usciti con le scatole piene. Il resto lo stanno leggendo gli inquirenti, lontano da Colle di Arba.

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