Leone XIV scrive al cardinale Re: «Tra i servitori della Santa Sede più stimati». Tagle nuovo decano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   CITTÀ DEL VATICANO — Nelle stesse ore in cui si prepara al ricovero al Policlinico Gemelli per l’intervento di rimozione di un nodulo polmonare, Leone XIV ha trovato il tempo di scrivere una lettera affettuosa e riconoscente al cardinale Giovanni Battista Re, che la scorsa settimana ha lasciato, a 92 anni, l’ufficio di decano del Collegio cardinalizio. Una firma, quella del Pontefice, che arriva a coronamento di un servizio durato più di sei anni e che ha attraversato sette pontificati, da Roncalli fino allo stesso Prevost.

Una vita al servizio dei Papi

«Penso di non sbagliare dicendo che Lei, Eminenza, è stato ed è uno dei servitori della Santa Sede più conosciuti e stimati». Sono parole che pesano, quelle scritte da Leone XIV, perché racchiudono una biografia interamente consumata dentro le mura vaticane. Re, originario di Borno, in Val Camonica, era entrato giovanissimo nel servizio diplomatico della Santa Sede e, da giovane sacerdote, era stato chiamato a incarichi sempre più delicati nella Curia Romana.

Giovanni Paolo II lo volle prima assessore della Segreteria di Stato, poi segretario della Congregazione per i Vescovi e infine sostituto della Segreteria di Stato.

Il Papa polacco lo pose a capo della Congregazione per i Vescovi all’inizio del nuovo millennio, creandolo cardinale. E ancora Re era al fianco di Wojtyla nel Grande Giubileo del 2000, dirigendo e coordinando i molteplici uffici posti a disposizione del magistero pontificio, accompagnandolo in una serie memorabile di viaggi apostolici in Italia e nel mondo. Un lungo cammino che, scrive Leone, gli ha permesso di acquisire «una straordinaria conoscenza della Chiesa universale, arricchita da moltissime relazioni personali».

Lo stile di un collaboratore fidato

Nella lettera, diffusa lunedì dalla Sala Stampa vaticana, il Pontefice indugia anche sulle qualità umane del porporato: «uno stile aperto, cordiale, franco», insieme alla «capacità di affrontare le situazioni e i problemi con saggezza e concretezza, sempre fedele agli insegnamenti della Chiesa e con grande amore per il Successore di Pietro».

Un ritratto che Re si è guadagnato sul campo, negli anni in cui la sua figura è apparsa ancora più visibile proprio nell’ufficio di decano, quando molti, nel Popolo di Dio e non solo, hanno apprezzato la sua testimonianza sacerdotale nelle celebrazioni eucaristiche presiedute, da ultimo in occasione delle esequie di Papa Francesco.

Il Papa ricorda anche il motto scelto da Re al momento dell’elezione episcopale, «Virtus ex alto», che secondo Leone attesta quanto il cardinale abbia sempre saputo invocare e ricevere forza dal Signore e dalla sua Grazia. E menziona le radici familiari e l’amata Val Camonica, da cui il porporato ha tratto quelle doti di operosità che lo hanno accompagnato in ogni incarico.

Tagle, il primo asiatico alla guida del Collegio

A succedere a Re è il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, 69 anni, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione nella Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari. La sua elezione, avvenuta per mano dei cardinali dell’Ordine dei Vescovi, è stata approvata dal Pontefice l’8 ottobre. Tagle è il primo asiatico e il primo filippino a ricoprire questo incarico, che affonda le radici nel XII secolo e gioca un ruolo di primo piano nelle transizioni papali e nei conclavi.

Il decano del Collegio cardinalizio esercita la funzione di «primus inter pares»: non ha autorità di governo gerarchica sugli altri porporati, ma coordina le loro attività. Il compito principale è convocare l’eventuale conclave in caso di sede vacante e presiederlo, qualora abbia meno di ottant’anni e sia dunque incluso nel novero degli elettori.

L’agenda vaticana alla prova della salute del Papa

Il debutto di Tagle in questa nuova veste è atteso per mercoledì, in occasione della messa conclusiva dell’incontro per i dieci anni di «Amoris laetitia», il grande appuntamento che ha riunito in Vaticano i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali. Ed è proprio qui che si misura l’impatto delle condizioni di salute di Leone XIV: l’intervento chirurgico, programmato per martedì mattina al Gemelli, impone una battuta d’arresto all’agenda vaticana e costringe la Santa Sede a riorganizzare celebrazioni ufficiali e impegni pubblici.

Il nodulo polmonare, individuato durante controlli di routine, è stato definito dagli stessi medici «circoscritto», «in una fase molto iniziale e ben localizzato». Il ricovero post-operatorio è previsto della durata di circa una settimana. Lo aveva annunciato lo stesso Pontefice al termine dell’Angelus domenicale in piazza San Pietro, chiedendo ai fedeli vicinanza spirituale e preghiera.

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