Moussa Diarra, la gip dice no all’archiviazione: «Si indaghi per depistaggio»
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Redazione Interno
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La richiesta della Procura di Verona, quella di chiudere l’inchiesta sulla morte di Moussa Diarra senza ulteriori responsabilità, è stata rispedita al mittente con una motivazione che pesa come un macigno. Il giovane migrante, richiedente asilo, venne ucciso il 20 ottobre 2024 da un agente della Polfer davanti alla stazione ferroviaria scaligera; eppure, a distanza di mesi, il quadro ricostruito dagli inquirenti non convince la giudice per le indagini preliminari Livia Magri. Nelle 54 pagine della sua ordinanza – un documento che ha scelto di non archiviare nulla – si legge infatti che la dinamica dei fatti è «tutt’altro che chiara», con «lacune investigative» talmente vaste da rendere obbligatorio un supplemento di sei mesi di indagini.
Una consulenza balistica sotto accusa e due agenti nel mirino
Ciò che colpisce, leggendo il provvedimento, è la netta presa di distanza dalla valutazione della stessa Procura. Il pm aveva chiesto il proscioglimento per l’agente della Polfer che quella mattina affrontò e colpì a morte Diarra, ma la gip non solo ha respinto la richiesta, ma ha ordinato di approfondire l’ipotesi di omicidio colposo. Non solo. La parte più innovativa – e per certi versi più aspra – riguarda la cosiddetta «comprovata inaffidabilità» di due poliziotti, identificati nell’ordinanza come A. F. (l’autore materiale dello sparo) e R. S. (il collega presente sul posto). Secondo la giudice, le loro ricostruzioni sarebbero state viziate da omissioni e distorsioni tanto gravi da configurare un possibile concorso in depistaggio.
La gip ordina l’iscrizione nel registro degli indagati per depistaggio
Ed è qui il vero scarto giudiziario: la stessa Livia Magri ha stabilito che i due agenti debbano essere iscritti nel registro degli indagati per il reato di depistaggio, un passaggio che la Procura non aveva previsto. La sua ordinanza parla senza mezzi termini di «plurime anomalie», e stronca la consulenza balistica del pm, definita «scarsamente attendibile». In altre parole, non si tratta solo di capire se il colpo mortale fosse giustificato o meno, ma di verificare se – dopo lo sparo – ci sia stato un tentativo di alterare la verità dei fatti. La gip ha ribadito che la vicenda presenta «lacune che devono essere colmate», e che i due agenti hanno fornito una versione «non attendibile» al punto da rendere inevitabile l’allargamento del fascicolo.
Il sindacato Sap: «Sorpresi, ma gli agenti dimostreranno la loro correttezza»
La presa di posizione del sindacato di polizia Sap, arrivata a stretto giro, non ha fatto che confermare la tensione intorno al caso. Il segretario generale Stefano Paoloni ha parlato di «stupore» per la decisione della gip, aggiungendo che «se sussiste qualche dubbio è necessario effettuare tutti gli approfondimenti». Una dichiarazione che, nel suo tentativo di sostenere i due agenti («siamo certi che sapranno dimostrare la correttezza del loro agire in momenti di grande tensione»), finisce per sottolineare indirettamente quanto pesanti siano i sospetti sollevati dal giudice. La Procura, che aveva chiuso il caso troppo in fretta secondo la gip, dovrà ora indagare anche su una pista – quella del depistaggio – che fino a ieri sembrava marginale. L’ombra, insomma, non è più solo sul colpo di pistola, ma su ciò che è stato detto dopo.




