Come proteggere il portafoglio dai dazi di Trump: le strategie dei gestori per affrontare la volatilità
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’incertezza regna sovrana sui mercati da quando, mercoledì 2 aprile, Donald Trump ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi, scatenando un’ondata di vendite che ha trascinato al ribasso le borse globali. Sebbene la Casa Bianca abbia poi concesso una tregua di 90 giorni, escludendo solo la Cina – colpita da un’aliquota salita dal 104% al 125% –, la volatilità non ha accennato a diminuire. Wall Street, dopo un iniziale sollievo con l’S&P 500 in rialzo del 9,5% e il NASDAQ oltre il 12%, ha subito una brusca inversione, chiudendo la seduta successiva con perdite superiori al 3% e al 4%. Chi sperava in una stabilizzazione si è dovuto ricredere: l’indice VIX, il cosiddetto "termometro della paura", continua a segnalare turbolenze, confermando che la fase di instabilità è destinata a protrarsi.
In questo contesto, quattro gestori hanno delineato approcci differenziati per proteggere gli investimenti. Il primo punta sulla diversificazione geografica, riducendo l’esposizione ai titoli più sensibili alle tensioni commerciali e aumentando la quota di asset legati a economie meno coinvolte nello scontro. Un altro adotta una strategia difensiva, privilegiando settori tradizionalmente stabili come quello sanitario o delle utilities, meno vulnerabili agli shock politici. Il terzo sfrutta i derivati per coprirsi dai rischi, utilizzando opzioni e futures per limitare le perdite in caso di ulteriori crolli. L’ultimo, invece, guarda alle materie prime e alle valute rifugio, come oro e franco svizzero, per compensare le fluttuazioni dei mercati azionari




