La guerra riluttante e la sfida del “Monte Piccone”: l’Iran e la minaccia di un attacco al bunker nucleare
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Redazione Esteri
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È di nuovo guerra, ma il copione bellico del Pentagono, a ben guardare, sembra ripercorrere un déjà-vu che si ripete identico da mesi. Ondate di attacchi contro la costa iraniana, alle quali si aggiunge il blocco navale di Hormuz, un provvedimento che mira a impedire i movimenti delle petroliere iraniane in quello che è uno dei punti nevralgici del commercio petrolifero mondiale.
Al momento, le operazioni in corso appaiono di portata limitata, se così si possono definire dei raid aerei e missilistici, e sembrano concepite per riaprire lo Stretto e per eliminare le postazioni dei pasdaran che lo tengono sotto tiro. Tuttavia, sullo sfondo di queste azioni militari quotidiane, si staglia la minaccia di un'escalation senza precedenti, legata a un nome che sta facendo il giro del mondo: Pickaxe Mountain.
La minaccia di Trump: colpire il cuore del programma nucleare iraniano
Donald Trump, nel suo ruolo di comandante in capo, ha sempre amato gli annunci ad effetto, e l'ultimo in ordine di tempo, pronunciato durante un'intervista televisiva, riguarda un obiettivo specifico e di straordinaria importanza strategica: il sito nucleare sotterraneo di Pickaxe Mountain, situato nella regione di Natanz. Le sue parole sono state perentorie: "Siamo pronti a distruggerlo, gli iraniani si tengano pronti".
L'avvertimento è stato chiaro e immediato, e ha scatenato una reazione altrettanto dura da parte degli ayatollah, che hanno fatto sapere tramite fonti anonime di alto livello della sicurezza nazionale che ci sarà una rappresaglia devastante, e che a pagarne il prezzo saranno i soldati americani e i partner degli Stati Uniti nella regione.
Pickaxe Mountain: un bunker inespugnabile al centro delle tensioni
Ma che cos'è esattamente Pickaxe Mountain e perché rappresenta un obiettivo così ambito, e al tempo stesso così difficile da neutralizzare? Conosciuto in farsi come Kuh-e Kolang Gaz La, il "Monte del Piccone", il sito è un complesso sotterraneo di tunnel che gli iraniani hanno scavato a centinaia di metri di profondità sotto una montagna di granito, a pochi chilometri dall'impianto di arricchimento dell'uranio di Natanz, già pesantemente danneggiato in passato.
Secondo gli esperti dell'Institute for Science and International Security, la costruzione del sito sarebbe iniziata intorno al 2020, dopo che un'esplosione aveva distrutto un edificio adibito all'assemblaggio di centrifughe. Gli iraniani hanno sempre sostenuto che i tunnel servano a sostituire quella struttura, ma gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica non hanno mai avuto accesso al sito, e ciò ha alimentato i sospetti dell'Occidente.
La struttura, che si estende per circa un chilometro quadrato, sarebbe protetta da una coltre di roccia talmente spessa da rendere vano anche l'utilizzo delle più potenti bombe anti-bunker dell'arsenale americano, le GBU-57, progettate per penetrare nel terreno prima di esplodere. Secondo alcune stime, le camere sotterranee si troverebbero a una profondità compresa tra gli 80 e i 100 metri, ma secondo altre valutazioni si arriverebbe addirittura a 600 metri, il che renderebbe la struttura virtualmente inespugnabile per i mezzi convenzionali.
L'Iran minaccia ritorsioni e il conflitto si allarga alla regione
La posta in gioco, in questo delicato frangente, è altissima, e la tensione si riflette anche sugli equilibri del Golfo. Da una parte, Trump ha confermato il ripristino del blocco navale nei confronti dell'Iran nello Stretto di Hormuz, sebbene abbia fatto marcia indietro sulla proposta di imporre una tariffa del 20 per cento per il transito, optando invece per accordi commerciali con gli Stati del Golfo.
Dall'altra, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha rivendicato l'attacco contro due superpetroliere degli Emirati Arabi Uniti in transito nello Stretto, un'azione che ha causato la morte di un membro dell'equipaggio indiano e il ferimento di altre otto persone.
Le operazioni militari, intanto, si susseguono senza sosta: il Centcom ha annunciato nuove ondate di attacchi contro obiettivi militari in Iran, colpendo sistemi di difesa costiera, siti missilistici e capacità marittime, nel tentativo di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale. La risposta iraniana non si è fatta attendere, con attacchi che hanno preso di mira obiettivi in Bahrein, Kuwait e Giordania, dove le forze armate hanno dichiarato di aver intercettato e distrutto missili balistici.
Uno scontro ad alta intensità tra logica militare e sfide tecnologiche
Ciò che appare chiaro, in questa fase del conflitto, è che la minaccia di colpire Pickaxe Mountain rappresenta un salto di qualità nella strategia statunitense. Un attacco a un sito così profondamente interrato non solo richiederebbe un impiego massiccio di risorse, ma rischierebbe di innescare una reazione a catena incontrollabile. La scelta di colpire o meno il "Monte Piccone" è quindi un dilemma che tiene con il fiato sospeso gli analisti e i governi della regione, e che potrebbe determinare le sorti di un conflitto già devastante.
La tecnologia militare, per quanto avanzata, si scontra con la geologia e con l'intelligenza di un nemico che ha imparato a proteggere le sue risorse strategiche nel cuore della roccia. Il tutto mentre l'Iran, da parte sua, non ha alcuna intenzione di cedere, e ha anzi alzato il tiro delle sue minacce, rendendo il quadro geopolitico ancor più incerto e pericoloso.




