Fordow, Natanz e Isfahan: l'attacco americano ai siti nucleari iraniani
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Redazione Esteri
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Nelle prime ore del 22 giugno 2025, gli Stati Uniti hanno colpito tre impianti nucleari iraniani – Fordow, Natanz e Isfahan – in un'operazione che il presidente Donald Trump ha definito «un grande successo». Dodici bombe "bunker buster" GBU-57 MOP, le più potenti mai sviluppate per penetrare strutture sotterranee, sono state sganciate su Fordow da sei bombardieri B-2 Spirit, decollati dal Missouri. Trenta missili Tomahawk, lanciati da sottomarini, hanno invece preso di mira Natanz e Isfahan. «Sono stati completamente e totalmente cancellati», ha dichiarato Trump nel suo discorso alla nazione, sottolineando la portata dell'intervento.
Nonostante le affermazioni americane, un giornalista dell’agenzia ufficiale iraniana Irna, giunto nei pressi di Fordow, ha negato danni diretti all'impianto. In un collegamento video dal 25esimo chilometro dell'autostrada Qom-Teheran, il reporter ha assicurato che «è come se qui non ci fosse stato alcun attacco», aggiungendo che l'unico fumo visibile proverrebbe dalla difesa aerea iraniana, attivata per respingere l'incursione. L'Aiea, dal canto suo, ha confermato che non sono stati rilevati aumenti nei livelli di radiazioni all'esterno dei siti colpiti.
L'operazione, pianificata con precisione, ha visto per la prima volta l'impiego operativo della GBU-57 MOP, un ordigno da 13 tonnellate capace di distruggere bunker profondi fino a 60 metri. Due dei bombardieri B-2, secondo fonti statunitensi, avrebbero svolto un ruolo di "esca" per confondere i radar iraniani, mentre i restanti quattro hanno completato la missione. Sebbene Teheran minimizzi gli effetti dell'attacco, le immagini satellitari e le valutazioni indipendenti saranno cruciali per stabilirne l’effettiva portata.




