Sally Rooney, libri ritirati nel Regno Unito: scoppia la protesta

Sally Rooney, libri ritirati nel Regno Unito: scoppia la protesta
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I libri di Sally Rooney non vengono più distribuiti nelle librerie del Regno Unito dopo la decisione dell’editore Faber di interrompere le forniture, concordata con la scrittrice irlandese per evitare conseguenze legali legate al suo sostegno a Palestine Action. La scelta ha provocato una protesta pubblica di autori, attori e musicisti, che contestano i rischi per la libertà di espressione e chiedono che le opere tornino accessibili. Tra le voci schierate in difesa della romanziera figurano anche Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones, protagonisti dell’adattamento televisivo di Persone normali.

La lettera degli artisti contro il ritiro dei romanzi

La mobilitazione ha trovato spazio sulla copertina del settimanale britannico New Statesman, con una lettera intitolata «Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista». Il testo raccoglie le firme di esponenti del mondo letterario e culturale, tra cui Zadie Smith, Annie Ernaux, Julian Barnes, Irvine Welsh, Arundhati Roy, Jhumpa Lahiri, Naomi Klein e Slavoj Žižek. All’appello si sono aggiunti anche Jonathan Glazer, Tilda Swinton e il gruppo musicale Kneecap, insieme ad altri artisti che contestano le conseguenze della normativa antiterrorismo sull’attività di una scrittrice.

La protesta si è ampliata con nuove adesioni, tra cui quelle dell’attrice Jessie Buckley e della musicista CMAT. Il sostegno non riguarda soltanto la possibilità di acquistare i romanzi, ma anche il principio secondo cui le scelte politiche di un autore possono entrare in conflitto con le regole che disciplinano la distribuzione delle opere culturali. La vicenda pone così al centro del dibattito il rapporto tra responsabilità individuale, libertà artistica e limiti imposti dalla legge, in un contesto nel quale la posizione pubblica di una scrittrice ha conseguenze concrete sul mercato editoriale.

Perché Faber ha interrotto le forniture nel mercato britannico

La decisione dell’editore è legata all’intenzione dell’autrice di destinare i proventi dei propri libri e degli adattamenti televisivi di Persone normali e Parlarne tra amici a Palestine Action. Il gruppo, impegnato in azioni dirette contro aziende e strutture collegate all’industria militare israeliana, è stato inserito nell’elenco delle organizzazioni terroristiche vietate dal governo britannico nel luglio 2025. La classificazione è arrivata dopo un’irruzione nella base della Royal Air Force di Brize Norton, durante la quale alcuni attivisti hanno danneggiato due velivoli con vernice rossa per protestare contro il sostegno militare del Regno Unito a Israele.

Il nodo economico è stato spiegato direttamente dalla casa editrice: la legislazione britannica impedirebbe di trasferire all’autrice i guadagni realizzati nel Paese, qualora fossero destinati al gruppo vietato. Faber ha giudicato inaccettabile vendere le opere di una scrittrice senza poterle corrispondere i compensi dovuti e ha quindi concordato con lei l’interruzione della distribuzione sul mercato nazionale. La misura riguarda le forniture dei titoli in ogni formato, ma non equivale a un divieto generalizzato per i negozianti di vendere le copie già presenti nei loro scaffali.

Le vendite aumentano mentre si riaccende il dibattito legale

Il ritiro ha avuto effetti anche sul comportamento dei lettori: le vendite dei romanzi dell’autrice sono cresciute nel Regno Unito di quasi il 300%, mentre diverse librerie indipendenti hanno esaurito le copie senza riuscire a riordinare i titoli attraverso i normali distributori. Alcuni librai hanno cercato alternative per reperire i volumi attraverso l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, dove il quadro normativo è differente. La scarsità delle copie ha alimentato le critiche di chi considera la situazione una forma di censura e teme che le restrizioni possano estendersi al rapporto tra editori, autori e finanziamenti politici.

La controversia si intreccia con il percorso giudiziario sulla messa al bando di Palestine Action. Nel febbraio 2026 l’Alta Corte aveva giudicato illegittima e sproporzionata la proscrizione, ma la Corte d’Appello ha successivamente ribaltato quella decisione a giugno. La questione è destinata a essere esaminata dalla Corte Suprema britannica, mentre la scrittrice aveva già sostenuto in una dichiarazione presentata durante il contenzioso che le restrizioni potevano compromettere la pubblicazione delle sue opere. Dopo la decisione editoriale, Rooney ha dichiarato di essere pronta ad accettare le conseguenze delle proprie convinzioni politiche.

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