Napoli, la “banda del buco” e i 25 ostaggi: colpo perfetto nel sottosuolo del Vomero
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Redazione Interno
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Nel quartiere Vomero, a Napoli, la quiete della tarda mattinata è stata squassata da un’azione criminale che, per esecuzione e audacia, richiama alla mente i canoni del thriller metropolitano. È caccia all’uomo, ormai da oltre ventiquattr’ore, per i componenti di quella che gli investigatori hanno già ribattezzato la “banda del buco”, autori del clamoroso assalto alla filiale del Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro. Un colpo che ha tenuto in scacco la città per ore, durante il quale 25 persone tra impiegati e clienti sono state trasformate in ostaggi, mentre i malviventi – almeno tre secondo le prime sommarie informazioni, sebbene la dinamica suggerisca un numero maggiore di complici – razziavano decine di cassette di sicurezza, per poi dileguarsi come fantasmi nella rete fognaria.
L’assedio e la calma apparente dei professionisti del crimine
L’irruzione, avvenuta poco prima delle 13 di giovedì, ha mostrato fin da subito una cifra operativa fuori dal comune: i banditi, penetrati nell’istituto attraverso un varco aperto nel pavimento che si ricollega a un cunicolo sotterraneo, hanno agito con una rapidità e una freddezza che hanno impressionato gli stessi carabinieri del comando provinciale, giunti immediatamente sul posto per blindare l’area. Secondo la testimonianza di alcuni dei prigionieri rilasciati – tra cui l’avvocato Pasquale Raniero Antino – i rapinatori, inizialmente, hanno tentato di mantenere un clima di controllo psicologico più che di terrore fisico. Frasi come “State sereni, tanto non vi accade niente” hanno caratterizzato i primi momenti; una calma studiata, quella degli esperti, che è però miseramente naufragata non appena le sirene delle forze dell’ordine hanno cominciato a echeggiare all’esterno della filiale.
La genesi del colpo e le maschere degli attori
È proprio in quel frangente, con l’arrivo dei primi rinforzi e la piazza che si svuotava, che la tensione è schizzata alle stelle: i malviventi, sentitisi braccati, hanno reagito con minacce di morte esplicite urlando “Vi spariamo” verso il gruppo dei prigionieri. Un’escalation che fa pensare a una banda strutturata, verosimilmente guidata – è l’ipotesi più accreditata tra gli inquirenti – da una “talpa” interna, qualcuno cioè che conosceva perfettamente la disposizione degli ambienti e i tempi morti della vigilanza. A completare il quadro di una messinscena quasi hollywoodiana ci hanno pensato i travestimenti: alcuni testimoni hanno riferito che i rapinatori indossavano maschere di carta pesta raffiguranti volti di celebri attori cinematografici, un dettaglio che ha contribuito a rendere ancora più surreale l’intera vicenda.
La fuga nelle viscere di Napoli e le indagini serrate
Mentre all’esterno i militari del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) – arrivati in volo da Livorno – si preparavano a fare irruzione, all’interno della banca si consumava l’atto finale del colpo. Intorno alle 17, quando le forze speciali hanno sfondato le vetrate e fatto irruzione con granate stordenti, i banditi erano già spariti nel nulla, volatilizzatisi attraverso lo stesso pertugio nel pavimento che aveva permesso loro l’accesso. La fuga, agevolata da una conoscenza profonda della rete idrica cittadina, ha costretto i carabinieri a coordinarsi con il personale dell’azienda ABC (Acqua Bene Comune) per setacciare i condotti, in una serrata caccia all’uomo che al momento non ha ancora dato i frutti sperati. I pm, guidati dal procuratore Nicola Gratteri – giunto sul posto per seguire direttamente le operazioni – stanno ora vagliando i filmati delle telecamere di sorveglianza e hanno sequestrato un’auto con targa di carta, ritenuta il mezzo utilizzato dalla banda per raggiungere la zona. Il valore del bottino, sottratto dalle cassette di sicurezza e ancora tutto da quantificare, dipenderà dalle denunce che i correntisti presenteranno nei prossimi giorni.
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