Il padre di Silvia, amica di Beatrice Bellucci: «Mia figlia lotta per la vita, sa che Bibbi non c'è più»
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Redazione Interno
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«Silvia sa che la sua più cara amica non c'è più». Con queste parole, cariche di un dolore che è anche consapevolezza, Noè Sancazzo racconta la condizione di sua figlia, la giovane che viaggiava a bordo della Mini Cooper insieme a Beatrice Bellucci, chiamata affettuosamente Bibbi, nella serata di venerdì sull’asse viario di via Cristoforo Colombo a Roma. Dopo l’impatto violentissimo, che ha stroncato la vita della ventenne Beatrice, l’amica è rimasta gravemente ferita; è stata quindi sottoposta a un intervento chirurgico e si trova attualmente in coma farmacologico, mentre i suoi genitori e i suoi amici vegliano su di lei, in un’attesa che è tutta protesa verso un’unica, strenua battaglia per la sopravvivenza.
Le indagini e la pista della gara clandestina
Proseguono intanto, senza sosta, le indagini condotte dalla polizia locale per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente, le cui conseguenze hanno provocato un lutto che ha scosso la città. Un primo elemento accertato, emerso dalle analisi tossicologiche disposte dagli investigatori, riguarda il giovane alla guida della Bmw che ha speronato la vettura delle due ragazze: i risultati, infatti, hanno escluso la presenza di alcol o di sostanze stupefacenti nel suo sangue al momento dello schianto. Diversi testimoni, però, hanno riferito di aver visto due auto, descritte come due Bmw, procedere affiancate a una velocità molto elevata, quasi fossero impegnate in una corsa clandestina; è proprio su questa pista, che assume sempre più i contorni di una gara su strada, che si concentrano ora le attività degli inquirenti, i quali sono alla ricerca della seconda vettura coinvolta, della quale non si hanno ancora tracce definitive.
La testimonianza dello schianto
«La Bmw correva, e la sua marmitta faceva un rumore assordante». Roberto Del Buono, testimone oculare della tragedia, descrive così i momenti che hanno preceduto l’urto. Nella sua ricostruzione, la Mini Cooper su cui viaggiavano Beatrice e Silvia «procedeva tranquilla» lungo la corsia centrale della strada, quando l’auto guidata dal giovane, lanciata a gran velocità, le si è scagliata contro. Lo stesso testimone ha aggiunto un particolare agghiacciante, osservando come la presenza di un albero di pino sul luogo dell’impatto abbia avuto un ruolo decisivo e forse fatale, lasciando intendere che, senza quell’ostacolo, l’esito per la ventenne avrebbe forse potuto essere diverso.
Le versioni a confronto e l’informativa in Procura
Le dichiarazioni del ragazzo alla guida della Bmw, che è stato sentito dagli investigatori mentre era ricoverato in ospedale con una prognosi riservata, sembrano però divergere dalle ricostruzioni dei testimoni. L’indagato, che è stato interrogato insieme a un altro giovane, avrebbe sostenuto, secondo quanto anticipato da suo padre, di non stare correndo e di essere stato a sua volta tamponato da un’altra vettura prima dell’incidente. Una versione che, se confermata, si porrebbe in netto contrasto con quanto visto e riferito da coloro che si sono trovati sulla scena quella sera, e che la procura sta ora valutando nel corso di un’informativa volta a far piena luce sulla vicenda.




