Da mazzette a grattacieli: perché questa non è un’altra Mani Pulite
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Redazione Interno
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«Mica puoi affidare certi progetti al geometra di Canicattì», ironizzava Antonio Di Pietro, evocando senza nostalgia i tempi in cui Tangentopoli sconvolse l’Italia. Oggi, a distanza di trentatré anni, le indagini sui grattacieli milanesi – forse fuorilegge, forse solo frutto di ambizioni smisurate – non riaccendono le fiaccole sotto la Procura, né riportano in piazza i cartelli di «Di Pietro salvaci tu». È un’altra storia, in un’altra Italia, dove i contorni giudiziari appaiono più sfumati, anche se non meno intricati.
La Procura di Milano, in un’inchiesta che tiene banco da settimane, sta esaminando presunte irregolarità urbanistiche legate a progetti edilizi di alto profilo, alcuni dei quali legati a Coima Sgr e al suo ceo, Manfredi Catella. Quest’ultimo, per difendersi dalle accuse, ha ingaggiato un pool di avvocati di prim’ordine: Paola Severino per la società, Francesco Mucciarelli e Adriano Raffaelli per la sua persona. «Il pool è tra i più qualificati del Paese», ha sottolineato Catella, mentre Coima assicura di aver adottato «tutte le azioni opportune».
Se Tangentopoli rivelò un sistema corruttivo capillare, che intrecciava partiti e imprenditori in ogni appalto pubblico, qui il quadro è diverso. Non si parla di mazzette diffuse, ma di possibili opacità nella gestione del territorio, dove le scelte urbanistiche – come quelle che coinvolgono il sindaco Giuseppe Sala, indagato per abuso d’ufficio – finiscono sotto la lente della magistratura. «La Procura esprime un desiderio di supplenza su una politica con cui non concorda», osserva Simone Uggetti, ex sindaco Pd di Lodi, difendendo implicitamente Sala.




