Milano luccicante: puntando al cielo ha perso la strada

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Redazione Interno Redazione Interno   -   MILANO – Trentatré anni dopo Tangentopoli, il terremoto che travolse la prima Repubblica, nulla nelle carte della Procura milanese sembra riecheggiare quel sistema di corruzione che legava partiti e imprenditori. Eppure, mentre la città si specchia nei suoi grattacieli, un’inchiesta sull’urbanistica scuote Palazzo Marino, riportando alla luce dinamiche che, seppur diverse, fanno riflettere su come il potere si muova tra cemento e politica.

Coima SGR, società guidata da Manfredi Catella, e lo stesso sindaco Giuseppe Sala sono finiti nel mirino degli investigatori. Catella, attraverso una nota, ha reso noto i nomi dei legali che lo affiancano: Paola Severino per la società, Francesco Mucciarelli e Adriano Raffaelli per la sua persona. «Il pool è tra i più qualificati del Paese», ha sottolineato, mentre il cda di Coima ha assicurato di aver esaminato «nel merito l’analisi svolta».

Sala, dal canto suo, è difeso a spada tratta da Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi, che accusa la Procura di voler «supplire» a scelte urbanistiche con cui non concorda. «Data la mia storia personale – ha detto all’Adnkronos – posso spingere sull’acceleratore». Una presa di posizione netta, che però non placa le critiche.

Antonio Di Pietro, storico protagonista di Mani Pulite, usa una metafora consueta: «Non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca». L’ex pm mette in guardia dal criminalizzare sviluppo e impresa, anche se ammette che «il bambino potrebbero essere reati veri». Ma è l’acqua sporca, quella da evitare, perché «fermare Milano sarebbe un suicidio nazionale».

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