Filippine, il bilancio del terremoto sale a 61 vittime mentre il fondale marino si innalza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Sono almeno sessantuno le persone che hanno perso la vita a causa del violento terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il sud delle Filippine l’8 giugno scorso, con un numero di feriti che, secondo le ultime rilevazioni dell’agenzia per la gestione delle catastrofi di Manila, è salito a quota 1.403.
Il sisma, la cui potenza è stata paragonabile a quella di un evento catastrofico raro anche per una regione ad altissima attività sismica come questa, ha inoltre lasciato dietro di sé una scia di dispersi ancora da quantificare con precisione: quaranta risultano essere gli individui dei quali al momento non si hanno notizie, un dato questo che tiene in ansia le autorità locali impegnate senza sosta negli interventi di soccorso.
Le operazioni di ricerca, come riportato da diversi organi di informazione internazionali tra cui il Philippine Daily Inquirer e l’Afp, hanno dovuto fare i conti con la fragilità delle infrastrutture e con le numerose repliche sismiche che hanno ostacolato l’accesso alle aree più isolate.
La conta dei danni e l’impatto sulle infrastrutture
L’impatto devastante della scossa non si è limitato al semplice conteggio delle vittime, estendendosi invece a un territorio vasto che conta oltre 720mila persone direttamente colpite dal disastro. Gli effetti si sono tradotti in numeri impressionanti per quanto riguarda i danni materiali: circa 54mila abitazioni sono state danneggiate o completamente distrutte, mentre il patrimonio infrastrutturale ha subito un contraccolpo durissimo con 725 strutture pubbliche e private compromesse nella loro funzionalità.
Le stime preliminari elaborate dalle autorità parlano di perdite economiche che si aggirano intorno al miliardo di pesos, una cifra che inevitabilmente peserà sulla ripresa delle zone più colpite, e tredici comuni, in considerazione della gravità della situazione, hanno già ufficialmente dichiarato lo stato di calamità. La scelta di procedere con questa dichiarazione, come spesso accade in questi contesti, permetterà di sbloccare fondi di emergenza e di accelerare le procedure burocratiche per la ricostruzione.
L’innalzamento del fondale: una conseguenza geologica inaspettata
Oltre alla conta dei morti e dei dispersi, un fenomeno geologico di rara intensità ha caratterizzato le ore successive al sisma: l’enorme pressione sprigionata dalla faglia ha infatti provocato un innalzamento del fondale oceanico fino a due metri in alcune regioni costiere, un evento che il ministero dell’Ambiente filippino ha confermato in base alle prime verifiche e alle testimonianze dirette degli abitanti dell’isola meridionale di Mindanao.
Questo sollevamento della crosta terrestre, che in alcuni tratti ha fatto letteralmente emergere terre prima sommerse, comporta rischi ambientali non indifferenti soprattutto per la sopravvivenza degli ecosistemi marini; i coralli, in particolare, si ritrovano esposti all’aria e alle alte temperature, un fattore questo che potrebbe causarne la moria su larga scala alterando per sempre l’equilibrio della barriera corallina.
Le immagini diffuse dalle telecamere di sicurezza, se da un lato hanno mostrato il panico e la violenza della scossa all’interno delle abitazioni - con mobili che oscillavano pericolosamente e pareti che sembravano cedere - dall’altro hanno offerto solo un frammento di quello che il territorio sta ancora subendo a livello strutturale.
I soccorsi e l’impegno della Chiesa locale
In questo quadro di emergenza, caratterizzato da un bilancio purtroppo destinato a salire ulteriormente se si considera l’alto numero di dispersi, le autorità stanno concentrando gli sforzi nel raggiungere le enclavi più impervie dove le scosse di assestamento hanno reso impraticabili le strade, e la Chiesa locale, dal canto suo, ha già attivato una colletta speciale destinata a sostenere le popolazioni colpite.
Il lavoro incessante dei soccorritori procede tra le macerie, dove si cerca ancora di salvare vite umane, mentre nella provincia di Sarangani e nelle aree intorno alla città di General Santos si è reso necessario l’uso di elicotteri per trasportare i feriti e i viveri di prima necessità.
L’insicurezza generata dalle forti scosse di assestamento, di magnitudo anche superiore a 5, aveva inizialmente rallentato i soccorsi, costringendo i team d’emergenza a curare i feriti all’aperto sotto il sole cocente; una situazione di estrema difficoltà che le istituzioni filippine stanno cercando di gestire con l’impiego di tutte le risorse disponibili.




