Libia, ucciso il capo milizia Gheniwa: era accusato di crimini contro l'umanità
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Redazione Interno
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Tripoli è tornata alla calma solo questa mattina, dopo una notte di scontri armati che hanno insanguinato il campo militare Tekbali, a sud della capitale. Tra le vittime c’è Abdel Ghani Al-Kikli, noto come «Gheniwa», leader dell’Apparato di Supporto alla Stabilità (Ssa), una delle milizie più potenti del paese. La sua morte, avvenuta in circostanze ancora poco chiare – secondo fonti locali sarebbe caduto in un’imboscata insieme ai suoi uomini – segna un capitolo decisivo nel labirinto di violenza e potere che domina la Libia.
Gheniwa, il cui soprannome derivava da un’antica parola berbera che significa "custode", era un personaggio oscuro ma influentissimo. Controllava non solo reparti armati, ma anche settori chiave dell’economia libica, dalle intercettazioni di migranti in mare alla gestione dei centri di detenzione, spesso al centro di accuse per torture e abusi. Le organizzazioni internazionali lo indicavano da anni come responsabile di crimini contro l’umanità, eppure, poche settimane fa, aveva visitato Roma in veste ufficiale, scatenando polemiche.
Il governo di unità nazionale (Gnu), guidato da Abdulhamid Dabaiba, ha annunciato di aver preso il controllo del quartiere di Abu Salim, roccaforte della milizia Ssa. Un’operazione presentata come un successo, ma che lascia aperte domande sugli equilibri futuri. Gheniwa, infatti, era un pilastro del sistema di potere libico, e la sua eliminazione – se da un lato indebolisce una fazione temuta – rischia di innescare nuove rivalità.
I suoi metodi brutali, che gli avevano garantito un’impunità quasi assoluta, erano noti a tutti. Chi lo incrociava, anche solo per strada, abbassava lo sguardo. Le sue milizie, oltre a reprimere il dissenso, gestivano traffici illeciti, dalle estorsioni alla tratta di esseri umani. Eppure, paradossalmente, era considerato un alleato indispensabile per le autorità di Tripoli, che ora si trovano a fare i conti con un vuoto di potere difficile da colmare.




