Israele, scontro sul 7 ottobre: l'ex capo dello Shin Bet denuncia Netanyahu per diffamazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A tre anni dal 7 ottobre, il giorno dell'attacco di Hamas che ha provocato 1.200 vittime israeliane, lo scontro politico a Tel Aviv si riaccende intorno a una domanda rimasta senza risposta: chi sapeva cosa, e quando. L'ex direttore dello Shin Bet Ronen Bar ha annunciato che sporgerà denuncia per diffamazione contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha sostenuto che l'allora capo dei servizi segreti interni fosse a conoscenza della minaccia di un attentato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2023 ma avesse scelto di non informarlo.

Le accuse incrociate

Bar respinge con durezza la ricostruzione del premier. In una dichiarazione diffusa alla stampa israeliana, l'ex numero uno dello Shin Bet afferma di aver avvertito Netanyahu di «un disastro imminente di proporzioni senza precedenti» e sostiene che il primo ministro abbia ignorato quegli avvertimenti. Secondo Bar, le dichiarazioni del leader israeliano contro di lui «non hanno alcuna base nella realtà» e farebbero parte di una campagna di incitamento «sconnessa dalla realtà».

L'ex direttore dei servizi chiede inoltre la pubblicazione di documenti e testimonianze sulle informazioni fornite all'ufficio del primo ministro nei giorni precedenti l'attacco, incluso il calendario degli incontri con funzionari stranieri e membri delle agenzie di sicurezza.

Dal canto suo, Netanyahu nega di aver ricevuto avvertimenti dall'intelligence egiziana prima del 7 ottobre, compreso quello che sarebbe arrivato dall'allora capo dei servizi del Cairo Abbas Kamel. Il premier ha definito le ricostruzioni giornalistiche una «campagna feroce e falsa» e ha annunciato di aver incaricato i propri legali di presentare denuncia per diffamazione. Secondo Netanyahu, nessun funzionario dell'intelligence israeliana gli avrebbe trasmesso un avvertimento egiziano relativo a un imminente attacco di Hamas.

Il premier ha poi rivolto le proprie accuse direttamente a Bar, sostenendo che nella notte del 7 ottobre l'allora capo dello Shin Bet avesse discusso i segnali di allarme con il capo di Stato maggiore Herzi Halevi e il responsabile dell'intelligence militare Aharon Haliva senza informare lui, le forze di sicurezza locali e i militari schierati sul terreno.

Il quadro delle rivelazioni giornalistiche

La scintilla che ha fatto esplodere il caso è un'inchiesta pubblicata all'inizio di settembre dal quotidiano Haaretz, secondo cui il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed Al Nahyan avrebbe contattato Netanyahu per metterlo in guardia su un'operazione di vasta portata pianificata da Hamas.

A quella rivelazione si sono aggiunte le indiscrezioni del Wall Street Journal, riprese dalla stampa israeliana, secondo cui il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel avrebbe telefonato direttamente all'ufficio di Netanyahu pochi giorni prima dell'attacco, dopo che due precedenti avvisi egiziani erano stati ignorati. L'ultimo avvertimento sarebbe arrivato a quasi 48 ore dall'offensiva.

Netanyahu ha querelato Haaretz, Yedioth Aharonoth, Channel 12 e alcuni giornalisti, tra cui Barak Ravid, chiedendo un risarcimento di 2,6 milioni di shekel, equivalenti a circa 750mila euro. Il premier avrebbe inoltre incontrato in segreto bin Zayed negli Emirati Arabi Uniti per chiedergli di smentire le rivelazioni, circostanza che Netanyahu ha confermato solo parzialmente, negando che lo scopo dell'incontro fosse ottenere una smentita.

Il contesto elettorale

Lo scontro si inserisce in una campagna elettorale che porterà gli israeliani alle urne il 27 ottobre, in quello che molti osservatori considerano il primo vero referendum sul 7 ottobre. Secondo un sondaggio dell'Israel Democracy Institute, il 68% degli ebrei israeliani considera ancora l'attacco di Hamas un fattore centrale nella propria scelta di voto, ma la stessa rilevazione mostra affari esteri e sicurezza appaiati all'economia tra le priorità, con il 38-39% delle preferenze.

I dati suggeriscono che il 7 ottobre non ha tanto spostato gli elettori da un campo all'altro quanto piuttosto irrigidito le posizioni esistenti.

Sul fronte politico, il dibattito si concentra anche sulla richiesta di una commissione d'inchiesta statale indipendente, che Netanyahu ha finora bloccato preferendo una commissione governativa sotto il proprio controllo. L'opposizione, con l'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot in prima linea, ha fatto della piena luce sul 7 ottobre uno dei punti qualificanti della propria piattaforma.

L'ex premier Naftali Bennett accusa da tempo Netanyahu di aver ignorato i segnali su Hamas, continuando a sostenere una dottrina di sicurezza fondata sull'idea che il movimento fosse stato contenuto.

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