Un gheppio salvato sulla Brebemi dalla polizia stradale torna a volare
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Redazione Interno
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L'attenzione vigile degli agenti, che di solito si concentra su infrazioni o situazioni di pericolo tra i veicoli, è stata calamitata da un movimento anomalo in una piazzola di sosta lungo la Brebemi, l’autostrada A35. Avvicinatisi per controllare, i poliziotti del distaccamento di Chiari hanno scoperto che a muoversi, in evidente stato di difficoltà, era un piccolo rapace: un gheppio, una specie protetta di falco, che appariva stremato e impossibilitato a spiccare il volo, verosimilmente a causa di un incidente. Senza esitazione, gli agenti sono intervenuti per soccorrerlo, dando il via a un percorso di cura che, in pochi giorni, avrebbe avuto un esito positivo.
L'intervento immediato degli agenti
Una volta prelevato con ogni cautela dalla piazzola, dove il passaggio dei mezzi pesanti poteva costituire un ulteriore rischio, il gheppio è stato affidato alle cure del Centro Recupero Animali Selvatici di Valpredina, in provincia di Bergamo, dove è giunto il 14 dicembre. I veterinari del centro, specializzati nella riabilitazione della fauna autoctona, ne hanno preso in carico le condizioni, curando le ferite e permettendogli di riacquistare le forze in un ambiente protetto. L’intervento, per quanto insolito nel contesto delle attività di polizia stradale, rientra in quel dovere di tutela che, estendendosi oltre la sicurezza stradale, abbraccia anche la protezione dell’ambiente e delle specie che lo popolano, specie quando queste versano in uno stato di bisogno concreto e immediato.
La convalescenza in un centro specializzato
Presso il Cras bergamasco, il rapace ha potuto godere di un periodo di convalescenza necessario, durante il quale è stato monitorato costantemente per accertarne il progressivo miglioramento. La degenza, che non si è protratta a lungo, ha consentito all’animale di recuperare appieno la capacità di volare e di alimentarsi autonomamente, prerequisiti fondamentali per il suo reinserimento in natura. L’operato del centro, che spesso si occupa di casi ben più complessi e di animali coinvolti in episodi di bracconaggio o di cronaca nera – reati contro i quali le forze dell’ordine conducono inchieste meticolose – si è rivelato decisivo anche in questa circostanza, dimostrando come una rete di soccorso efficiente possa fare la differenza per un singolo esemplare.
Il ritorno alla libertà prima di Natale
La storia si è conclusa con un lieto fine, quando, prima delle festività natalizie, il gheppio completamente ristabilito ha potuto essere rimesso in libertà. Il suo rilascio, momento culminante di un percorso di soccorso iniziato sull’asfalto di un’autostrada trafficata, rappresenta un episodio positivo in cui la prontezza umana ha interrotto il corso di una vicenda che, altrimenti, avrebbe potuto avere esiti molto diversi. Questi fatti, al di là della loro singolarità, illustrano come i confini dell’azione di soccorso possano ampliarsi, includendo anche chi, pur non essendo umano, si trova in una situazione di pericolo tangibile a causa delle infrastrutture e delle attività dell’uomo.




