Nuove frontiere per il cuore: l'elettroporazione irrompe nelle terapie per le aritmie

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La lotta contro la fibrillazione atriale, un’aritmia che colpisce un numero crescente di persone, si arricchisce di tecniche sempre più raffinate e meno invasive, le quali, pur nella loro complessità, promettono di offrire soluzioni durature a un problema che mina la qualità della vita. L’Unità Operativa di Cardiologia di Ravenna, guidata dal dottor Andrea Rubboli, ha recentemente segnato un traguardo significativo applicando per la prima volta su due pazienti ricoverati l’elettroporazione, una metodica di ablazione transcatetere che si discosta profondamente dai sistemi convenzionali. Se l’approccio tradizionale, infatti, si basa sull’energia a radiofrequenza che genera calore per “bruciare” i tessuti cardiaci responsabili dei segnali elettrici anomali, questa nuova procedura utilizza invece brevi impulsi elettrici ad alto voltaggio, i quali creano microscopici pori nelle membrane cellulari delle zone interessate, inducendone la morte per apoptosi senza il ricorso al calore. L’intervento, che viene eseguito in anestesia locale facendo avanzare un catetere speciale da una vena inguinale fino al cuore, mira a isolare le vene polmonari, che sono spesso il punto di origine dell’aritmia.

Una tecnologia che si diffonde

L’innovazione non rimane confinata a un solo centro, ma inizia a estendersi ad altre strutture ospedaliere, ciascuna delle quale contribuisce a delineare un panorama terapeutico in rapida evoluzione. All’ospedale “San Biagio” di Domodossola, ad esempio, il laboratorio di elettrofisiologia ha programmato di sottoporre ad intervento almeno venti pazienti entro il mese di dicembre, impiegando proprio la tecnologia del “campo pulsato”, altro nome con cui è conosciuta l’elettroporazione. Anche qui l’obiettivo primario è l’eliminazione degli impulsi elettrici anomali che hanno origine dalle vene polmonari, un bersaglio comune nella cura della fibrillazione atriale, ma la tecnica offre una selettività tale da ridurre sensibilmente i rischi di danneggiare strutture anatomiche adiacenti, come il nervo frenico o l’esofago, che invece possono essere coinvolti con le metodiche termiche.

Il consolidamento delle tecniche tradizionali

Parallelamente all’avvento di queste nuove procedure, le tecniche consolidate continuano a rappresentare un caposaldo irrinunciabile nell’arsenale del cardiologo interventista, dimostrando la propria efficacia in contesti diversi. Presso l’ospedale “Di Venere” di Bari, la U.O.C. di Cardiologia diretta dal dottor Massimo Vincenzo Bonfantino ha avviato con successo le prime procedure di ablazione con radiofrequenza per il trattamento delle aritmie sopraventricolari. Il primo intervento, eseguito dalla dottoressa Rosanna Valecce con il supporto di un’équipe medica e infermieristica specializzata, conferma la vitalità di un approccio che, pur non essendo di recentissima introduzione, rimane uno strumento terapeutico fondamentale e largamente utilizzato, in grado di risolvere in modo definitivo molte forme di tachicardia.

Un ventaglio di opzioni per il paziente

La coesistenza di metodiche diverse, dalle più tradizionali a quelle all’avanguardia, delinea una strategia di cura sempre più personalizzata, la quale tiene conto delle specifiche caratteristiche del paziente e del tipo di aritmia da cui è affetto. Mentre l’ablazione con radiofrequenza rimane una scelta solida e ben collaudata per un ampio spettro di problematiche, l’elettroporazione si propone come una valida alternativa per casi particolarmente complessi o laddove si voglia minimizzare il rischio di complicanze collaterali. L’avanzamento della ricerca clinica in questo settore, del resto, non si ferma, e l’esperienza accumulata nei centri di Ravenna, Domodossola e Bari fornisce dati preziosi per affinare ulteriormente le procedure e ampliare le possibilità di trattamento per coloro che soffrono di disturbi del ritmo cardiaco.

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