Etna, Birgi fa i conti dell’emergenza: 170 movimenti in più e quasi 15 mila passeggeri assistiti
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Redazione Interno
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Quasi 15 mila passeggeri in più nell’arco di una settimana, con 170 movimenti aggiuntivi che hanno letteralmente rivoluzionato la consueta operatività dello scalo. Sono questi i numeri con cui l’aeroporto di Trapani-Birgi traccia il proprio bilancio al termine di una settimana, quella compresa tra il 7 e il 13 agosto, che ha trasformato il Vincenzo Florio in uno degli hub di riferimento per i voli dirottati da Catania-Fontanarossa, costretta a fare i conti con la furia dell’Etna.
Una settimana di caos e riprogrammazione
La settimana in questione è stata tutt’altro che ordinaria per il sistema aeroportuale siciliano: Fontanarossa, infatti, ha proseguito la propria attività a singhiozzo, alternando chiusure totali a sospensioni parziali e limitazioni operative dettate dalla cenere vulcanica che si è riversata sulla pista e nello spazio aereo circostante.
Di conseguenza, una parte consistente del traffico passeggeri – quella che sarebbe dovuta transitare per lo scalo etneo – è stata progressivamente scaricata sulla Sicilia occidentale, con Birgi che si è trovato a gestire un carico di lavoro doppio rispetto al normale. Il personale dello scalo trapanese ha lavorato senza sosta per garantire l'assistenza ai viaggiatori in transito, molti dei quali provenivano da destinazioni nazionali e internazionali e si sono ritrovati improvvisamente a dover modificare i propri piani di viaggio.
L'odissea dei viaggiatori bloccati
Tra le migliaia di passeggeri che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze dell'emergenza, c'è anche Riccardo Duso, un ventitreenne di Zugliano, in provincia di Vicenza, che ha impiegato ben 35 ore per rientrare a casa contro l'ora e mezza di volo che sarebbe stata necessaria in condizioni normali. Un viaggio di ritorno che si è trasformato in una vera e propria odissea, fatta di treni e traghetti, dopo che il volo di linea previsto da Catania è stato inevitabilmente cancellato.
«Ma la prendo con filosofia», ha commentato il ragazzo, cercando di sdrammatizzare un'esperienza che ha segnato in negativo quella che, fino a pochi giorni prima, era stata una vacanza indimenticabile all'insegna del mare cristallino e delle specialità gastronomiche locali.
Il ruolo marginale della Calabria
L'emergenza che ha coinvolto il trasporto aereo in Sicilia ha toccato solo marginalmente anche la Calabria, sebbene il presidente di Sacal, Luciano Vigna, abbia confermato che qualche volo inizialmente destinato a Catania è stato dirottato sugli scali calabresi. A Lamezia Terme, in particolare, hanno trovato accoglienza alcune decine di aerei che non hanno potuto atterrare a Fontanarossa, ma il numero resta di gran lunga inferiore rispetto a quanto gestito dallo scalo di Trapani.
In tutto, a Catania, sono stati cancellati circa il 36% dei voli previsti e ben 630 velivoli sono stati dirottati su altri aeroporti, con Birgi che ha assorbito la fetta più consistente di questo traffico inaspettato.
La cenere che blocca i motori
Il blocco dell'aeroporto di Catania ha inevitabilmente suscitato polemiche e malumori tra i passeggeri e le compagnie, ma la decisione di chiudere lo scalo per l'attività dell'Etna trova in realtà numerosi precedenti nel panorama dell'aviazione mondiale. Dal punto di vista scientifico e tecnico, la cenere vulcanica rappresenta una minaccia concreta per i motori degli aerei, e la sospensione delle operazioni di volo diventa una scelta obbligata per garantire la sicurezza.
Diverso è invece il discorso relativo alla gestione dell'emergenza in termini di soccorso ai passeggeri e di ricerca di soluzioni di viaggio alternative, un aspetto su cui è legittimo aprire un dibattito e avanzare eventuali critiche.
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