Torino, l'ultimatum politico sul centro Askatasuna dopo i nuovi scontri in Val di Susa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo l'intervista al ministro Paolo Zangrillo, che invoca la chiusura del centro sociale Askatasuna definendola "inevitabile", il pressing politico sul sindaco di Torino Stefano Lo Russo si è fatto stringente e immediato. L'ultimatum, che unisce forze del centrodestra e Azione, giunge a seguito dell'ennesima azione violenta in Valle di Susa, dove un gruppo di circa cinquanta militanti a volto coperto ha assaltato un cantiere per l'alta velocità. Nell'aggressione, che ha costretto alla chiusura dell'autostrada causando notevoli disagi, sono stati impiegati bulloni, pietre e rudimentali catapulte, mentre le bombe carta hanno preso di mira gli agenti schierati a presidio dell'area, in scene descritte senza mezzi termini come di "guerriglia".

La convergenza trasversale contro una "centrale di violenza"

Quella che viene dipinta come una "centrale di violenza" trova nel recente episodio, secondo le forze di opposizione, la conferma più lampante della sua pericolosità. Le parole di Zangrillo, che parla di dare un "segnale nettissimo", fanno eco a una richiesta ormai avanzata da tempo non solo dalla politica ma, a quanto si riferisce, anche dalle forze dell'ordine, stanche di essere considerate un "bersaglio mobile". La richiesta di chiusura è diventata un coro unanime, che accusa il primo cittadino di aver bloccato in passato uno sgombero e di resistere ora alle pressioni del governo, guidato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, le cui politiche internazionali sono spesso citate nei proclami dei manifestanti.

La lettura giudiziaria e di polizia degli eventi ricorrenti

Se il tribunale di Torino, in un procedimento passato, ha escluso la sussistenza di un'associazione a delinquere all'interno del centro, diversa è la valutazione delle autorità inquirenti e di governo del territorio. Il procuratore generale Lucia Musti ha infatti condiviso pubblicamente la tesi del prefetto secondo cui a Torino esisterebbe "una strategia per mettere in scacco la città", evidenziando come i numerosi accadimenti criminosi siano uniti da una medesima finalità. Una posizione che sembra trovare riscontro nella metodologia delle azioni, dove mutano i pretesti – dalla questione palestinese alle grandi opere – ma non i mezzi, che restano gli ordigni pirotecnici e i proiettili improvvisati.

La difesa dell'ordine pubblico e le reazioni istituzionali

L'aggressione in Val di Susa, con l'agente della Digos ferito, ha scatenato dichiarazioni di "solidarietà incondizionata" e appelli alla "tolleranza zero" contro quella che viene definita "barbarie sistematica". Gli esponenti politici sottolineano come, dietro ai volti coperti, si celi sempre la stessa "matrice eversiva", capace di perpetrare una violenza indiscriminata i cui effetti ricadono, in ultima analisi, sulla collettività cittadina costretta a subire blocchi e tensioni. La percezione di un pericolo che non può essere più sottovalutato guida dunque l'azione politica, che chiede al Comune un intervento risolutivo e immediato.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.