Ferrari, il trimestre supera le attese ma il mercato frena: ricavi a 1,8 miliardi spinti dal "mix"
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Redazione Economia
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Il cavallino rampante corre veloce sul filo dei conti, anche quando il cronometro della congiuntura globale sembra segnare un passo più lento. Nel primo trimestre del 2026, la casa di Maranello ha archiviato ricavi netti per 1,848 miliardi di euro, un incremento del 3% su base annua che sale addirittura al 6% se si esclude la variazione dei cambi. Un dato, questo, che non solo conferma la solidità del marchio ma scavalca di qualche lunghezza le previsioni del consensus, le quali si attestavano su un giro d’affari pari a 1,82 miliardi.
A sostenere questa performance ci hanno pensato due fattori chiave, strettamente legati tra loro. Da un lato, il cosiddetto "mix di prodotto", ovvero la sapiente combinazione tra i diversi modelli offerti che spinge i clienti verso vetture dal maggior valore aggiunto; dall’altro, la domanda costante – quasi inarrestabile – di personalizzazioni, quel vasto catalogo di opzioni che trasforma ogni auto in un pezzo unico e che, inevitabilmente, ne lievita il prezzo finale. Una strategia, quella della personalizzazione spinta, che si rivela particolarmente efficace nel compensare una lieve flessione delle consegne: i volumi sono scesi a 3.436 unità contro le 3.593 dello stesso periodo del 2025, una riduzione peraltro pianificata dalla stessa azienda per gestire il passaggio tra una generazione di modelli e l’altra.
L’effetto della guerra in Medio Oriente e la flessibilità logistica
Nonostante le turbolenze geopolitiche che hanno recentemente infiammato il Medio Oriente – un’area storicamente ricettiva per le due porte di Maranello –, la società è riuscita a navigare le acque agitate senza affondare i conti. Se le ostilità avrebbero potuto bloccare le spedizioni verso quella regione, la Ferrari ha invece fatto leva su una notevole flessibilità distributiva: i veicoli destinati a quel mercato sono stati in larga parte reindirizzati verso altre aree geografiche, anticipando di fatto alcune consegne programmate per i mesi successivi.
A livello di marginalità, i numeri parlano chiaro e definiscono un’azienda in ottima salute. L’utile operativo (Ebit) si è assestato a 548 milioni di euro, mentre l’Ebitda – indicatore del flusso di cassa lordo – è salito a 722 milioni, segnando un +4% rispetto all’anno scorso e portando la marginalità sul fatturato al 39,1%. Una percentuale, quest’ultima, che nel settore dell’auto assume i contorni di un record assoluto. L’utile netto, infine, ha sfiorato i 413 milioni, praticamente allineato ai 412 dell’esercizio precedente ma comunque superiore a quanto preventivato dagli analisti.
Le parole di Vigna e la conferma della "guidance" 2026
A commentare i solidi risultati – che, va detto, hanno raccolto una reazione sorprendentemente fredda in Borsa, con il Titolo in calo di quasi due punti percentuali nonostante i numeri brillanti – è stato l’amministratore delegato Benedetto Vigna. Il manager ha voluto sottolineare come il portafoglio ordini, a oggi, si estenda senza soluzione di continuità fino a oltre la fine del 2027, una sorta di parafulmine contro qualsiasi eventuale turbolenza dei prossimi mesi.
Forte di questa visibilità, la Ferrari ha ufficialmente ribadito la propria "guidance" per l’intero 2026, confermando le stime di ricavi intorno ai 7,5 miliardi di euro e un Ebitda adjusted superiore ai 2,93 miliardi. Un dato che tiene conto anche del lancio, ormai imminente (tra solo venti giorni), della tanto attesa "Ferrari Luce". La prima elettrica della storia del marchio, come l’ha definita Vigna, rappresenta la fusione tra tecnologie straordinarie e la passione di chi ci lavora, anche se al momento – ed è giusto ricordarlo – non sono stati forniti dettagli operativi sugli ordini raccolti per questo specifico modello.
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