Lavitola denunciato per maltrattamenti dall'ex compagna, i pm di Roma indagano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo fronte giudiziario si apre per Valter Lavitola, l'imprenditore ed ex editore detenuto a Rebibbia dal 10 agosto con l'accusa di essere il mandante dell'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. È finito all'attenzione del pool antiviolenza della procura di Roma, coordinato in piazzale Clodio, l'esposto presentato nelle scorse settimane da Natalia Potenza, l'ex compagna italo-argentina dell'uomo, che ipotizza il reato di maltrattamenti.

Secondo quanto emerso, nell'atto si contesta a Lavitola una condotta di maltrattamenti di tipo psicologico protrattasi nel tempo. Gli inquirenti hanno avviato gli accertamenti per verificare la fondatezza di quanto denunciato dalla donna, che gestisce il bistrot Cefalù nel quartiere Monteverde a Roma, locale che in passato aveva gestito insieme allo stesso Lavitola. Non si conoscono al momento ulteriori dettagli sul contenuto specifico della denuncia, né la difesa dell'indagato ha rilasciato dichiarazioni sull'accaduto.

La posizione di Potenza è emersa anche nell'ambito dell'inchiesta principale sull'attentato del 16 ottobre 2025, quando un ordigno contenente circa un chilo di esplosivo venne fatto brillare davanti al cancello dell'abitazione di Ranucci a Pomezia, provocando la distruzione delle auto del giornalista. Sabato scorso, 12 settembre, la donna è stata ascoltata in procura per circa dieci ore dal pubblico ministero Edoardo De Santis, titolare del fascicolo, insieme ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati.

Nel corso dell'audizione, Potenza ha riferito di non sapere nulla dell'ordigno esploso davanti all'abitazione del conduttore di Report, precisando di aver appreso dei fatti solo successivamente. Ha poi ricostruito gli affari dell'ex compagno dal momento in cui lo ha conosciuto e ha iniziato la relazione con lui, mettendo a disposizione degli inquirenti una documentazione di natura anche fiscale.

Si è trattato di un colloquio fiume durante il quale la donna ha risposto alle domande dei magistrati sulle disponibilità finanziarie di Lavitola e sui suoi interessi economici all'estero, in particolare tra Brasile e Argentina, oltre che sul suo rapporto con Ranucci.

Lavitola, che si è assunto la responsabilità di essere il mandante dell'attentato, resta detenuto in carcere dopo che il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa. I giudici hanno confermato anche l'aggravante del metodo mafioso contestata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Nelle sue dichiarazioni spontanee in udienza, l'ex editore aveva parlato di un «grande rapporto di amicizia» con Ranucci, sostenendo di aver sperato che quella frequentazione potesse servire a un proprio riscatto sociale.

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