Ranucci, l'ex compagna di Lavitola lascia la Procura dopo dieci ore di audizione
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Redazione Interno
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È terminata poco prima delle 20 l'audizione di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, che per circa dieci ore è rimasta negli uffici della Procura di Roma. La donna, accompagnata dalla sorella e dalla propria avvocata, ha lasciato il palazzo di giustizia a bordo di un taxi, uscendo da un varco secondario per evitare fotografi e troupe televisive appostate all'esterno. L'incontro con il pm dell'antimafia della Capitale, Edoardo De Santis, si è concentrato soprattutto sugli accertamenti patrimoniali disposti dal magistrato e sugli affari finanziari dell'imprenditore.
Un'interrogatorio richiesto dalla stessa testimone
Non è stata una convocazione subita, ma una richiesta partita dalla diretta interessata: nei giorni scorsi la donna aveva scritto agli inquirenti chiedendo di essere ascoltata come persona informata sui fatti. Davanti al pm De Santis e ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati, Potenza ha ricostruito la propria relazione con Lavitola, iniziata nell'autunno del 2011 a Buenos Aires quando l'uomo era latitante in Argentina.
Potenza, nata in Argentina e successivamente trasferitasi nel quartiere Monteverde a Roma, per seguire il compagno avrebbe venduto due abitazioni di sua proprietà. Dalla loro unione sono nati due figli. La coppia ha gestito insieme il bistrot Cefalù, attività di cui la donna risulta proprietaria e che rappresenta uno dei nodi centrali degli accertamenti patrimoniali.
I documenti consegnati agli inquirenti
Nel corso dell'audizione, Potenza ha consegnato una corposa memoria e una serie di documenti, compresi atti fiscali, che secondo quanto filtra potrebbero essere utili per ricostruire le attività economiche di Lavitola. L'attenzione degli investigatori si concentra sui flussi di denaro degli ultimi anni, sui business dei carbon credit in Africa e sulle iniziative in Sudamerica. La testimone avrebbe dichiarato di non sapere nulla della bomba piazzata davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci, precisando di essere venuta a conoscenza dell'attentato solo successivamente.
Le sue dichiarazioni, tuttavia, si inseriscono in un quadro investigativo che negli ultimi giorni ha ricevuto un'accelerazione significativa.
La posizione di Lavitola e il quadro accusatorio
Valter Lavitola, arrestato il 10 agosto, è reo confesso di essere il mandante dell'attentato dinamitardo avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 davanti al cancello dell'abitazione di Ranucci a Pomezia, in provincia di Roma. Un ordigno contenente circa un chilo di esplosivo venne fatto detonare in quella circostanza. Il 10 settembre il tribunale del Riesame di Roma ha respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai difensori, confermando la custodia cautelare in carcere e l'aggravante del metodo mafioso.
Nel corso dell'udienza davanti ai giudici, l'ex editore de L'Avanti! ha reso dichiarazioni spontanee, sostenendo che con Ranucci «c'era un grande rapporto di amicizia» e che sperava in un riscatto sociale attraverso quella relazione. Lavitola ha attribuito a Gomes Clesio Tavares, suo collaboratore camerunense, l'ideazione concreta dell'azione, affermando di avergli dato «un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno».
Le indagini proseguono sugli affari finanziari
Sul fronte investigativo, l'analisi dei dispositivi sequestrati a Lavitola ha evidenziato la presenza di presunti buchi temporali nelle comunicazioni con Ranucci, sia nella fase precedente all'attentato sia successivamente. Gli inquirenti stanno tentando di recuperare chat cancellate, anche attraverso accordi con gestori di servizi esteri, per verificare l'eventuale presenza di conversazioni eliminate tra l'indagato e Tavares, attualmente irreperibile in Africa, e tra quest'ultimo e i quattro presunti esecutori materiali dell'attentato.
Nel frattempo, Benjamin Chimutengo, ex socio africano di Lavitola oggi in rotta con lui, ha dichiarato al Tg1 di aver ricevuto dall'Italia somme da smistare in Africa senza conoscerne la destinazione finale, domandandosi come l'imprenditore potesse disporre di ingenti disponibilità economiche gestendo soltanto un ristorante e un bed and breakfast.
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