Giorno del Ricordo, le cerimonie per le vittime delle foibe e l'esodo
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Redazione Interno
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Nel solco di una memoria che, come ammonisce la storia, non può essere affidata all'oblio, si sono svolte oggi le cerimonie nazionali per il Giorno del Ricordo. Le istituzioni, dalle quali provengono voci di chi ha un legame diretto con quella tragedia, hanno ribadito il valore del ricordo collettivo quale strumento imprescindibile per costruire una coscienza condivisa. A Palazzo Chigi, dove il riconoscimento è stato consegnato ai congiunti delle vittime delle foibe, le parole del ministro Andrea Abodi e del segretario generale Carlo Deodato hanno sottolineato come il recupero di un'identità nazionale passi necessariamente attraverso la conoscenza di pagine complesse, e spesso a lungo rimosse, del nostro passato. La testimonianza di Abdon Pamich, esule istriano e campione olimpico, ha fornito alla riflessione pubblica un punto di vista personale e struggente, arricchendo il dibattito con il peso di un'esperienza vissuta sulla propria pelle.
L'Aula di Montecitorio riunisce le massime cariche dello Stato
Parallelamente, nell'Aula di Montecitorio, si è tenuta la cerimonia celebrativa alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo gli indirizzi di saluto dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, la platea istituzionale ha ascoltato gli interventi del presidente onorario dell'Associazione Dalmati Toni Concina e dello storico Gianni Oliva, il cui contributo ha offerto una chiave di lettura approfondita delle dinamiche che segnarono il confine orientale. Abdon Pamich è tornato a portare la sua voce, unendo ancora una volta il racconto della gloria sportiva a quello di un doloroso esilio, in un intreccio che parla di riscatto e di resilienza.
Il ricordo vive nelle scuole e nei viaggi della memoria
La dimensione educativa della Giornata, del resto, si è manifestata con evidenza in iniziative come quella svoltasi a Lecce, presso l'istituto Galilei-Costa Scarambone. Là, di fronte a una platea di studenti e autorità, il Prefetto ha rimarcato come il senso di identità nazionale debba servire da monito per le giovani generazioni, affinché edifichino una società saldamente ancorata ai principi di giustizia e dignità della persona. Un percorso di consapevolezza che non si limita alle aule ma prende letteralmente il via sui binari, come dimostra la terza edizione del Treno del Ricordo, partito da Trieste. Il ministro del Lavoro Marina Calderone, essa stessa figlia di esuli, ha inaugurato l'iniziativa descrivendo la giornata come un momento di riconciliazione con i racconti familiari, un modo per esternare sentimenti a lungo trattenuti e, soprattutto, un monito perenne affinché simili drammi non si ripetano.
La memoria come processo attivo e collettivo
Quello che emerge dal fitto calendario di eventi è un quadro di partecipazione articolata, dove la ritualità istituzionale si combina con la forza viva della testimonianza diretta e con l'impegno nella formazione delle coscienze. La politica, nelle sue diverse espressioni, appare chiamata a farsi tramite di una narrazione storica che, pur nella sua dolorosità, è riconosciuta come fondativa per la comunità nazionale. Le parole dei protagonisti, dei testimoni e degli storici convergono nel delineare un percorso di memoria non statico, bensì dinamico e proiettato verso il futuro, dove il "ricordare per non dimenticare" cessa di essere una formula retorica per trasformarsi in un impegno civile concreto. Il viaggio del treno, che toccherà undici città, simboleggia proprio questo movimento, questa volontà di portare la conoscenza di un'esperienza limite in ogni angolo del paese, affinché la pace e il rispetto dei confini e delle identità trovino un terreno sempre più fertile.




