Il Gabibbo con la voce di Al Bano spintonato e fatto cadere a terra da un ragazzo a Milano: nella storia trentaseienne del programma è la prima volta che il pupazzo rosso finisce nel mirino di un’aggressione fisica
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia, diramata da Mediaset attraverso una nota ufficiale e destinata a trovare ampio spazio nella messa in onda serale di Striscia la notizia, riguarda un episodio increscioso verificatosi per le strade di Milano e vede come protagonista, suo malgrado, il Gabibbo; il popolare pupazzone, che in questa circostanza indossava panama e sciarpa prestando la propria struttura scenica alla voce e alla mimica del cantante Al Bano Carrisi, era stato chiamato a documentare due delle storiche battaglie civili portate avanti dal programma di Antonio Ricci, ovvero la sosta selvaggia sui posteggi riservati alle persone con disabilità e il dilagante fenomeno dei cosiddetti “furbetti” del biglietto di bus e metropolitana -1-4-5. L’aggressione, che per stessa ammissione del diretto interessato e delle fonti aziendali non ha provocato conseguenze fisiche al personaggio – il quale, anzi, ha dichiarato con ironia “si è fatto male lui, non io” riferendosi all’aggressore –, ha tuttavia infranto un record negativo durato trentasei anni, ovvero l’intera carriera del Gabibbo dal suo esordio nell’ottobre del 1990 -4. Il giovane, che era stato precedentemente ripreso mentre eludeva il tornello della metropolitana senza corrispondere il dovuto Titolo di viaggio, ha reagito con violenza inaspettata quando il pupazzo si è avvicinato per chiedere conto di quel gesto; ne è nato un breve ma concitato parapiglia nel corso del quale il ragazzo, dopo aver tentato di sottrarsi alle riprese, ha spintonato con decisione il Gabibbo facendolo cadere a terra e impossessandosi addirittura del microfono -1-4.
I dettagli dell’inchiesta milanese e il commento sornione del cantante pugliese
Il servizio, che sarà trasmesso integralmente nella puntata in prima serata su Canale 5, si preannuncia come uno dei momenti centrali della quarta uscita stagionale del tg satirico, condotta da Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti e impreziosita dalla presenza della band diretta dal maestro Demo Morselli nonché da un cast di ospiti ampio che include Sabrina Salerno e Francesco Cicchella; ma è proprio l’inedita veste del Gabibbo, animato dalla voce roca e solare di Al Bano, a catalizzare l’attenzione del pubblico e della cronaca -5-9. Il cantante di Cellino San Marco, che in passato ha avuto più di un motivo per incrociare il percorso del programma – si contano diversi Tapiro d’oro ricevuti nel corso degli anni, alcuni dei quali legati a vicende personali e professionali che lo stesso artista ha promesso di raccontare nel corso della serata –, ha preso la cosa con la filosofia che gli è propria: nessuna drammatizzazione, anzi una battuta per sdrammatizzare e l’invito ad attendere la visione del servizio per comprendere la dinamica completa dell’accaduto -3-4. A ben guardare, la scelta di affidare il proprio di scena alla causa del Gabibbo rappresenta per Al Bano una sorta di investitura simbolica, un passaggio di testimone che lo vede, per una volta, non più dall’altra parte della barricata a ricevere l’ambito trofeo satirico bensì impegnato in prima linea sul campo, voce e gambe del pupazzo più longevo della televisione italiana, e questo forse spiega la misura e la signorilità con cui ha commentato l’accaduto -4-7.
Un contesto di crescente tensione per le troupe di Striscia: il parallelo con l’episodio calabrese
La violenza subita dal Gabibbo non rappresenta purtroppo un caso isolato nel recente vissuto del programma; sebbene infatti sia la prima volta che le mani vengono addosso proprio al simbolo stesso della trasmissione, risale a pochi giorni prima un altro episodio di aggressione, di ben più preoccupante gravità, occorso a una troupe impegnata in Calabria -2-8. L’inviato Michele Macrì, insieme al suo operatore, si trovava nel porto di Cirò Marina, in provincia di Crotone, per realizzare un’inchiesta sulla pesca illegale del novellame di sarda – il cosiddetto “bianchetto” – una pratica vietata perché letteralmente stermina gli avannotti compromettendo la riproduzione della specie e l’intero ecosistema marino, e attorno alla quale fioriscono mercati ittici paralleli e consistenti evasioni fiscali -2-8. La reazione di alcuni pescatori locali non si è limitata all’intimidazione verbale: nel tentativo di impedire le riprese, un componente della troupe è stato circondato, strattonato e infine scaraventato in acqua con la propria telecamera, un gesto di una violenza inaudita che ha sollevato immediatamente l’indignazione della redazione e che verrà mostrato senza censure nella stessa puntata -2-8. L’episodio calabrese, seppur diverso per contesto e modalità dallo spintone milanese al Gabibbo, contribuisce a delineare un clima di progressiva insofferenza nei confronti del lavoro di inchiesta svolto dal programma, una sorta di cortocircuito sociale in cui la denuncia – anche quella condotta con gli strumenti dell’ironia – viene percepita da alcuni come una provocazione cui rispondere con la forza fisica piuttosto che con il diritto di replica o con la semplice indifferenza.
I contenuti della puntata tra cronaca, satira e il tradizionale Tapiro d’oro
La quarta puntata di Striscia la notizia – La voce della presenza si annuncia dunque particolarmente densa di contenuti, alternando il registro leggero delle esibizioni musicali e delle gag di studio – si segnala la performance di Francesco Cicchella che reinterpreta Billie Jean e le incursioni ballerine di Rosaria Rollo accanto alle sei Veline – a un’impaginazione di servizi dal taglio marcatamente investigativo e non di rado conflictuale -5-9. Oltre all’aggressione del Gabibbo e alla violenza subita in Calabria, lo spettatore troverà infatti un’inchiesta di Luca Abete sulla ricettazione di orologi di lusso, un’indagine di Rajae sulle contraddizioni della sicurezza a Milano – centro iperblindato in vista delle Olimpiadi e periferie in mano alla microcriminalità – e un reportage di Moreno Morello che solleva ombre progettuali sulla nuova Arena Santa Giulia -5-9. Spazio anche al consueto rito del Tapiro d’oro: dopo Fiorello, la coppia Zalone-Nunziante e Laura Pausini, tocca a Carlo Conti ricevere la visita di Valerio Staffelli, raggiunto nel retro del Teatro Ariston di Sanremo; il direttore artistico del Festival, intervistato dall’inviato, ha respinto al mittente l’accusa di sentirsi “attapirato” e ha espresso rammarico per le polemiche che hanno coinvolto l’amico e collega Andrea Pucci, nonché per le recenti frizioni con Al Bano riguardanti l’esclusione di alcuni brani dalle selezioni sanremesi -3-7. In questo mosaico di voci, il gesto del ragazzo milanese che ha malmenato il Gabibbo si configura come un tassello anomalo, una parentesi di rabbia gratuita che ha trasformato per pochi secondi il pupazzo più amato d’Italia in un bersaglio; la telecamera era accesa e la scena è stata registrata, e proprio la sua messa in onda, al netto di qualsiasi commento, costituirà l’unica, inevitabile sentenza.




