Il Gabibbo spinto e malmenato a Milano, il pupazzo di Striscia aggredito per strada: è la prima volta in trentasei anni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non era mai accaduto, nei trentasei anni trascorsi dal debutto televisivo del primo ottobre millenovecentonovanta, che qualcuno alzasse le mani contro il Gabibbo. E invece è successo, per di più a Milano, e per di più mentre il pupazzone rosso — quello stesso che generazioni di telespettatori hanno visto scalciare e strillare in studio — era impegnato in una delle battaglie civili che da sempre caratterizzano l’impalcatura editoriale di Striscia la notizia -1-3-6. La dinamica, ricostruita attraverso le immagini che verranno trasmesse nella puntata di stasera, giovedì dodici febbraio, in prima serata su Canale Cinque, è lineare e insieme grottesca: il Gabibbo, incaricato di documentare sul campo il fenomeno di chi evita il tornello della metropolitana senza obliterare il biglietto, si avvicina a un ragazzo; gliene chiede ragione, o forse tenta semplicemente di porgli una domanda. Il giovane, infastidito, reagisce. Prima una spinta, poi un’altra; quindi il microfono strappato di mano e il pupazzo che cade rovinosamente a terra -1-3-7.

A rendere la sequenza, già di per sé violenta, ancora più straniante — quasi beckettiana, verrebbe da dire — è la circostanza che il Gabibbo, in questo speciale invio, parli e si muova prestando il proprio e la propria voce ad Al Bano Carrisi, ospite della puntata -2-6-8. Non il Gabibbo generico, dunque, ma un Gabibbo agghindato con panama e sciarpa, segni distintivi del cantante pugliese, una sorta di alter ego ingombrante e colorato calato nel grigio di una strada milanese. L’aggressione è avvenuta mentre il pupazzo era intento a realizzare un servizio su due fronti cari alla trasmissione ideata da Antonio Ricci: l’occupazione indebita dei posti auto riservati ai disabili e, appunto, la piaga sociale di chi utilizza i mezzi pubblici senza corrispettivo, scavalcando o eludendo le barriere fisiche poste all’ingresso -1-7.

Il programma, giunto alla quarta puntata dell’edizione duemilaventisei intitolata La voce della presenza e condotto da Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, ha diramato una nota nella quale precisa, quasi con stupore, che si tratta della prima volta in assoluto — in trentasei anni di onorata carriera — che il Gabibbo viene malmenato -1-6. Non è accaduto negli anni Novanta, quando il linguaggio del pupazzo era più diretto e irriverente; non è accaduto nei duemila, né dopo. Accade adesso, sotto gli occhi di una telecamera che riprendeva per conto della trasmissione, e accade con un bersaglio che indossa i panni scenici di un personaggio amatissimo dal pubblico. Il ragazzo, del quale non vengono fornite né generalità né età anagrafica precisa, è stato ripreso mentre spintonava ripetutamente la mascotte, causandone la caduta -3-8.

L’episodio si inserisce in una puntata particolarmente densa di servizi e inchieste, che vedono tra gli inviati Valerio Staffelli — fresco della consegna di un Tapiro d’oro a Carlo Conti, beccato a Sanremo — e volti noti come Moreno Morello, Jimmy Ghione ed Enrico Lucci, ciascuno impegnato su fronti disparati che vanno dalla sicurezza nelle periferie olimpiche alla ludopatia, passando per la ricettazione di orologi preziosi -2-5. Ma il cuore del discorso, almeno per ciò che concerne la cronaca di strada, resta l’accaduto milanese: un gesto che interrompe un lunghissimo curriculum di provocazioni, interviste impossibili e capriole, tutte concluse senza che mai si fosse arrivati a uno scontro fisico.

Il servizio sui tornelli e la reazione improvvisa del giovane

Le modalità dell’aggressione, per come sono state riferite dalle agenzie e dagli uffici stampa del programma, suggeriscono una rapidità esecutiva che ha colto di sorpresa gli stessi operatori presenti sul luogo -7. Il Gabibbo, impugnato da chi ne anima la struttura interna e ne modula la voce, stava svolgendo il suo compito secondo la consolidata prassi del giornalismo-spettacolo: avvicinare il trasgressore, chiedergli conto della violazione, incalzarlo con quell’aria tra il bonario e il canzonatorio che da sempre caratterizza il personaggio. Il ragazzo, però, non ha gradito. Forse non ha colto la cifra satirica dell’operazione, o forse l’ha colta fin troppo e l’ha respinta con violenza; sta di fatto che ha allungato le mani, ha spinto e ha fatto cadere il pupazzo, impossessandosi anche del microfono -3-6.

Non ci sono, nei resoconti finora divulgati, riferimenti a lesioni riportate dall’interprete del Gabibbo, né tantomeno a conseguenze giudiziarie immediate per l’aggressore, della cui identità — come si accennava — non è stata data comunicazione. La notizia, in sé, risiede altrove: risiede nella cesura che rappresenta, nella rottura di un tabù televisivo lungo più di tre decenni. Perché il Gabibbo è stato insultato, è stato deriso, è stato talvolta ignorato, ma non era mai stato toccato. È questa la cifra della novità, il dato che Mediaset ha voluto sottolineare con una nota ufficiale, quasi a certificare un cambio d’epoca o almeno una mutazione del clima che si respira fuori dagli studi televisivi -1-8.

L’abbigliamento inconsueto e la voce di Al Bano

C’è poi un elemento che concorre a rendere la vicenda memorabile, o quantomeno degna di nota negli annali del programma. Il Gabibbo, per l’occasione, non era il Gabibbo classico, quello con la canottiera e i pugni chiusi. Indossava panama e sciarpa, omaggio vistoso al look di Al Bano Carrisi, il quale — e qui sta l’ulteriore gioco di specchi — era in studio a fare da ospite e a prestare la propria inconfondibile voce al pupazzo impegnato nell’esterna -2-7. Una scelta produttiva che di certo mirava a stupire e divertire, ma che nelle pieghe della cronaca assume una connotazione quasi profetica: è con le sembianze di un simbolo della musica italiana, con quel cappello e quella stoffa annodata al collo, che il Gabibbo incassa la sua prima aggressione fisica. E chissà se il cantante, quando in serata commenterà il filmato in studio, aggiungerà particolari o restituirà il senso di quella surreale e incresciosa avventura -5.

L’intera puntata, d’altronde, è costruita attorno a una girandola di ospiti e performance: Sabrina Salerno, Francesco Cicchella, le sei Veline — Alessia Anzioli, Lavinia Circeo, Ginevra Festa, Lara Granata, Nausica Marasca e Virginia Stablum — pronte a esibirsi in coreografie a tema San Valentino -2-5. Ma l’ago della bilancia, il baricentro emotivo della serata, sarà probabilmente quell’intervallo di strada milanese, quel breve filmato in cui un ragazzo perde la pazienza e un pupazzo di trentasei anni cade a terra.

La missione civile del Gabibbo e il contesto metropolitano

Non è marginale, nel ricostruire l’accaduto, ricordare il contesto nel quale l’aggressione è maturata. Milano, una metropoli che in queste settimane vive la duplice tensione delle Olimpiadi invernali e delle critiche sull’organizzazione, fa da sfondo a un gesto che sembra concentrare in sé una certa insofferenza diffusa -2. Il Gabibbo non stava facendo satira fine a sé stessa; stava presidiando un tema civile, quello del trasporto pubblico e del rispetto delle regole, e lo faceva con i suoi modi straripanti, certo, ma senza mai oltrepassare il confine della provocazione pesante. Eppure qualcuno ha reagito male, ha trasformato il disagio in spinta, la spinta in aggressione -3-7.

Dalla nascita del personaggio, avvenuta ormai trentasei anni fa, si erano viste molte cose: era stato cacciato da negozi e uffici pubblici, era stato insultato pesantemente, aveva suscitato ilarità e talvolta imbarazzo. Mai, però, si era registrato un contatto fisico violento. Questo dettaglio, che Mediaset tiene a ribadire con forza, sposta l’episodio dalla semplice cronaca di un alterco alla dimensione del fatto storico, almeno nella limitata accezione della storia della televisione popolare italiana -6-8.

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