Striscia la notizia, il Gabibbo malmenato a Milano e le inchieste di Rajae Bezzaz a Cimiano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il lungo e articolato finale di stagione di "Striscia la notizia - La voce della presenza", in onda su Canale 5 con la conduzione di Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, ripropone con forza la formula ibrida che da anni contraddistingue il tg satirico, un equilibrio sempre instabile tra l'intrattenimento più leggero, fatto di coreografie e ospiti celebri, e il giornalismo d'inchiesta condotto sul campo, spesso in contesti urbani degradati o a rischio. Se da un lato lo studio televisivo si prepara ad accogliere, per l'ultimo appuntamento, coppie note come quella formata da Federica Nargi e Costanza Caracciolo – reduci da un'ironica prova d'intesa sentimentale insieme ai rispettivi compagni – e il duo comico Ficarra e Picone, richiamato per sedici edizioni alla memoria collettiva, dall'altro sono i servizi realizzati dagli inviati a costituire l'ossatura più Corposa e talvolta problematica della trasmissione. E tra questi, spiccano per durezza e immediatezza quelli provenienti dalla periferia milanese, un territorio che il programma esplora con una continuità che rasenta l'ossessione tematica, quasi a volerne certificare il progressivo abbandono da parte delle istituzioni.
L'inviata Rajae Bezzaz, in particolare, ha concentrato le sue riprese nel quartiere di Cimiano, un'area che geograficamente dista pochi chilometri dal centro cittadino, situandosi idealmente tra la fermata della metropolitana che ne porta il nome e largo Tel Aviv, ma che socialmente e cronisticamente sembra appartenere a un'altra dimensione urbana. Nonostante le intimidazioni ricevute – e gli insulti, come lei stessa ha documentato, costituiscano il corollario quotidiano al suo lavoro di approfondimento – Bezzaz ha raccolto le testimonianze di residenti, donne e uomini che riferiscono di essere stati aggrediti da soggetti violenti, i quali gravitano nell'area con una frequenza che la troupe ha potuto verificare direttamente. La presenza di una trentina di istituti scolastici nella zona, un dettaglio che stride violentemente con il clima di insicurezza percepito, rende se possibile ancora più urgente la documentazione di questi fenomeni, una documentazione che procede per immagini dirette, senza filtri o mediazioni.
Un'ex fabrica trasformata in piazza di spaccio e l'aggressione inedita al simbolo del programma
Il cuore dell'inchiesta condotta da Rajae Bezzaz, e che andrà in onda nelle puntate conclusive, batte però all'interno di una struttura abbandonata, un'ex fabrica che il degrado e l'incuria hanno restituito alla città come un guscio vuoto, una carcassa industriale i cui muri pericolanti ospitano ora un viavai continuo e ininterrotto di spacciatori. All'interno di questi spazi, come documentato dalle telecamere di "Striscia", circola cocaina e altre sostanze stupefacenti, in un mercato al dettaglio che sembra aver trovato nella fatiscenza dell'edificio una copertura ideale. Le immagini, girate con le consuete tecniche di protezione degli inviati, mostrano un traffico organizzato, con pusher che operano con una disinvoltura tale da suggerire una radicata e difficilmente contrastata presenza sul territorio. L'operato di Bezzaz, in questo contesto, si configura non solo come un servizio giornalistico, ma come un vero e proprio atto testimoniale, un tentativo di portare alla luce una realtà che altrimenti rimarrebbe confinata nella cronaca locale, se non nel silenzio assoluto.
Parallelamente a queste inchieste, che dipingono un quadro fosco di alcune aree metropolitane, il programma si trova a dover gestire le conseguenze di un episodio di cronaca che ha come protagonista il suo stesso simbolo, il Gabibbo. Per la prima volta in trentasei anni di storia della trasmissione, il celebre pupazzone rosso – che in questa occasione indossava panama e sciarpa prestando la voce ad Al Bano – è stato malmenato durante un servizio a Milano. L'aggressione è avvenuta mentre il Gabibbo stava realizzando un servizio su una delle battaglie storiche del programma, quella contro i cosiddetti "furbetti" del trasporto pubblico, che evitano i tornelli della metropolitana per non pagare il biglietto. Avvicinatosi a un ragazzo per chiedere ragione del suo comportamento, il pupazzo è stato spintonato e fatto cadere a terra, con il giovane che gli ha addirittura strappato il microfono di mano. Le immagini di questo episodio, andate in onda nella puntata di giovedì 12 febbraio, testimoniano un'escalation di violenza verbale che si è trasformata in aggressione fisica, un fatto inedito che segna un confine difficile da ignorare per chi opera in questo settore.
Paolo Ruffini e Federico Parlanti per le consegne speciali contro i parcheggi selvaggi
A completare il mosaico delle missioni sul campo, in questo gran finale, ci pensano gli inviati "specialissimi" chiamati a rinsaldare un altro fronte dell'impegno civile del programma, quello contro l'inciviltà e i comportamenti lesivi dei diritti altrui. Paolo Ruffini, affiancato dall'attore Federico Parlanti, che vive con la sindrome di Down, si occuperà della consegna delle celebri "merdine" d'oro, un trofeo ironico ma dal significato inequivocabile destinato a chi parcheggia abusivamente negli stalli riservati ai disabili. La scelta di far coadiuvare Ruffini da Parlanti non è banale: la presenza fisica e il coinvolgimento diretto di una persona con disabilità nell'atto di consegnare il simbolico riconoscimento a chi viola uno spazio a lei dedicato aggiunge un livello di complessità e di testimonianza diretta che la semplice parola dell'inviato tradizionale non potrebbe eguagliare. È un espediente narrativo, questo, che "Striscia" utilizza per rendere tangibile l'astrattezza del diritto, personificando il disagio e la rabbia di chi quei diritti se li vede calpestati ogni giorno, trasformando un gesto satirico in una reprimenda sociale di ben più ampio respiro, e che costringe lo spettatore a confrontarsi con l'umanità offesa, piuttosto che con la semplice regola infranta.




