Booking sotto la lente dell’Antitrust: l’istruttoria sui programmi “Partner Preferiti” e quel rischio di pratiche commerciali scorrette

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è certo un periodo tranquillo per Booking.com. Mentre l’azienda deve ancora fare i conti – e lo farà per mesi – con le conseguenze di un data breach che ha esposto i dati personali di un numero imprecisato di clienti, ecco che arriva una nuova, pesante tegola dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’Antitrust ha infatti deciso di avviare un’istruttoria nei confronti della nota piattaforma di prenotazioni online, che riguarda nello specifico le società Booking.com B.V., Booking.com International B.V. e Booking.com (Italia) S.r.l., con l’accusa di possibili pratiche commerciali scorrette.

I meccanismi dei “Preferiti” finiti sotto la lente: posizionamento e commissioni

Al centro dell’indagine, che promette di scavare a fondo nei meccanismi di posizionamento degli alberghi, ci sono i programmi “Partner Preferiti” e la sua evoluzione “Partner Preferiti Plus”. Secondo quanto ricostruito dall’Authority, queste etichette – contrassegnate da un pollice verso l’alto e, nel secondo caso, da un “plus” – verrebbero presentate agli utenti come un sigillo di qualità e convenienza, quasi a suggerire che quelle strutture siano state selezionate in base a parametri oggettivi legati al servizio offerto. La realtà dei fatti, stando al comunicato dell’Agcm, potrebbe essere però molto diversa: i requisiti per accedere a questi club esclusivi non sembrerebbero affatto garantire quegli standard di eccellenza. Anzi, il sospetto è che la selezione avvenga sulla base di criteri molto più terra-terra, ovvero la disponibilità a pagare commissioni più elevate alla piattaforma.

Quando un “consiglio” rischia di costare caro al consumatore

Proprio questo è il nodo cruciale della vicenda, che trasforma un semplice algoritmo di ricerca in una potenziale trappola per i viaggiatori. Se da un lato Booking attribuisce a questi partner un posizionamento privilegiato nei risultati di ricerca, elementi grafici più evidenti e claim accattivanti che ne enfatizzano il rapporto qualità-prezzo, dall’altro l’Antitrust teme che il meccanismo sia viziato alla radice. Un albergatore, per farsi trovare più facilmente, potrebbe essere incentivato ad aderire al programma pagando una commissione maggiorata, ma questo – spiegano dall’Authority – non solo non garantisce un servizio migliore, ma rischia addirittura di far lievitare il prezzo finale per il cliente. La piattaforma, insomma, potrebbe indurre i consumatori a scegliere una struttura magari più costosa, convinti che l’etichetta “Preferito” sia sinonimo di garanzia, laddove invece potrebbe essere semplicemente il frutto di un accordo commerciale più redditizio per l’intermediario.

Ispezioni in corso e la reazione del settore: l’appello alla trasparenza

Per verificare questi sospetti, i funzionari dell’Autorità hanno già battuto a tappeto le sedi italiane della società, con l’aiuto prezioso del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, raccogliendo documenti e informazioni utili a fare luce sulla faccenda. Nel frattempo, il mondo dell’ospitalità osserva con attenzione, e non senza un certo sollievo, l’apertura di questo procedimento. Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti, ha chiesto a gran voce che si faccia piena chiarezza, ricordando un dato che non può essere ignorato: oggi oltre il 50% delle prenotazioni alberghiere transita proprio dalle principali piattaforme turistiche, le quali hanno quindi un peso enorme non solo nella vendita dei servizi, ma anche nell’orientamento delle scelte dei consumatori. Una posizione di forza che, secondo le associazioni di categoria, rende ancora più urgente garantire regole trasparenti ed eque, per tutelare tanto i piccoli imprenditori – spesso schiacciati dal potere contrattuale del colosso – quanto i viaggiatori, che rischiano di essere disorientati da indicazioni fuorvianti. La parola passa ora agli inquirenti, mentre la piattaforma dovrà difendere la legittimità di un modello di business che, al momento, è finito dritto nel mirino della legge.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.