Attacco alla base Usa in Giordania, l'Iran bersaglia il Kuwait. Israele si prepara alla guerra
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Redazione Esteri
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L'ottava notte consecutiva di raid statunitensi sull'Iran ha lasciato il posto a una nuova, pericolosa escalation, con Teheran che ha risposto agli attacchi lanciando una salva di missili e droni contro obiettivi militari americani in Kuwait. L'offensiva, che ha preso di mira anche obiettivi in Iraq e Giordania, arriva a poche ore dal devastante attacco iraniano contro la base aerea di Muwaffaq al Salti, in Giordania, dove hanno perso la vita due soldati statunitensi, un terzo risulta disperso e altri quattro sono rimasti feriti.
Un attacco che ha spinto l'amministrazione Trump a ordinare una risposta militare su vasta scala, mentre il conflitto a bassa intensità che da mesi oppone Washington e Teheran sembra ormai scivolato sull'orlo di una guerra aperta.
L'attacco alla base in Giordania e la risposta americana
Il video, diffusosi rapidamente online, mostra il momento in cui alcuni missili iraniani si abbattono sulla base aerea statunitense in territorio giordano, un'azione che Teheran ha prontamente rivendicato come risposta ai precedenti raid statunitensi. Il presidente Donald Trump ha definito la perdita dei due militari "dolorosa", ma ha ribadito la necessità di proseguire la campagna militare per impedire all'Iran di dotarsi dell'arma nucleare, avvertendo che, senza fermare Teheran, il conflitto rischia di allargarsi a tutta la regione.
Le parole del presidente hanno trovato un immediato riscontro nei fatti: il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato di aver completato l'ottava notte consecutiva di attacchi, concentrandosi principalmente nel sud dell'Iran, lungo le coste del Golfo e in prossimità dello Stretto di Hormuz. Nel mirino sono finite strutture militari iraniane di sorveglianza costiera e difesa aerea, capacità navali, depositi di missili e droni, oltre a reparti dei Guardiani della rivoluzione coinvolti nell'attacco in Giordania.
L'offensiva iraniana si allarga al Kuwait
La replica di Teheran non si è fatta attendere, allargando il fronte del conflitto. L'Iran ha annunciato la diciassettesima fase dell'operazione "Saeqa", rivendicando attacchi con droni contro un deposito di munizioni statunitense a Camp Udairi e contro hangar, mezzi e personale nella base aerea Ali al Salem, in Kuwait. Secondo quanto dichiarato da Teheran, sarebbero stati presi di mira anche un radar Patriot e un radar di sorveglianza aerea.
Le forze armate kuwaitiane hanno confermato di essere impegnate nell'intercettazione di missili e droni "ostili", con sirene d'allarme e diverse esplosioni segnalate nella capitale. Fonti locali hanno riferito di un incendio che ha colpito una centrale elettrica e di desalinizzazione nel Paese del Golfo, mentre gli attacchi iraniani avrebbero danneggiato infrastrutture critiche, sebbene non siano disponibili conferme indipendenti sull'entità dei danni dichiarati dall'Iran.
Il dispositivo militare Usa e le minacce di Trump
La Casa Bianca ha deciso di alzare ulteriormente il livello di tensione, ordinando il rafforzamento del dispositivo militare nella regione. Il Pentagono, come riportato dal New York Times, ha disposto il trasferimento di ulteriori caccia F-16 e F-35 dall'Europa al Medio Oriente, una mossa interpretata come un'indicazione della volontà di Trump di intensificare gli attacchi contro l'Iran.
I caccia, provenienti dalla base tedesca di Spangdahlem e da quella inglese di Lakenheath, si aggiungono ai velivoli per il rifornimento in volo già in viaggio verso il teatro operativo. A rincarare la dose, le minacce del presidente Trump che, in un'intervista, ha prospettato l'ipotesi che le operazioni militari possano estendersi a obiettivi strategici come centrali elettriche e ponti, qualora l'Iran non dovesse tornare al tavolo delle trattative.
Nel frattempo, l'Organizzazione iraniana per l'energia atomica ha denunciato un attacco alla centrale nucleare in costruzione di Darkhovin, nel sud del Paese, un'azione su cui si sta indagando e che secondo l'Aiea non avrebbe coinvolto materiale nucleare.
Israele in allerta: "Pronti a riprendere i combattimenti"
Il conflitto, che finora aveva visto Israele ai margini, rischia ora di coinvolgere direttamente anche lo Stato ebraico. Il capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, ha dichiarato che le forze armate "stanno monitorando attentamente gli sviluppi in Iran e mantenendo un elevato livello di prontezza operativa".
Le sue parole fanno seguito a un episodio che ha messo in allarme Gerusalemme: frammenti di un missile balistico iraniano, lanciato contro la Giordania, sono caduti nei pressi di Eilat, nel sud di Israele, costringendo l'Idf a far intervenire il sistema Iron Dome per intercettare i rottami.
"Oggi abbiamo monitorato l'area di Aqaba e il nostro sistema di difesa aerea è in stato di allerta per proteggere i cittadini di Israele", ha dichiarato Zamir, aggiungendo che le Idf sono pronte a "riprendere immediatamente i combattimenti e agiremo con grande forza contro chiunque ci arrechi danno". Un'avvertimento che arriva mentre l'inviato speciale di Trump per il Medio Oriente, Steve Witkoff, insieme ai mediatori del Qatar, si trova a Doha per tentare di rimettere in carreggiata i colloqui e scongiurare una guerra totale.




