Aldrovandi, Anselmo accusa i sindacati di polizia: «Nessuna scusa ai genitori»
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Redazione Esteri
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Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Aldrovandi, è tornato a parlare della morte di Federico Aldrovandi, il giovane deceduto il 25 settembre 2005 a Ferrara durante un intervento di quattro agenti di polizia poi condannati definitivamente. In un lungo messaggio pubblicato sui propri canali, il legale ha rivolto un pensiero ai genitori del ragazzo, Lino e Patrizia, e ha criticato il comportamento mantenuto negli anni da alcune sigle sindacali delle forze dell’ordine.
Il ricordo di Federico Aldrovandi e il messaggio ai genitori
Nel suo intervento Anselmo ha descritto il dolore della famiglia e il peso di una vicenda che ha segnato profondamente Ferrara. Il legale ha scritto parole dedicate a Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, ricordando che hanno potuto vivere accanto al figlio soltanto fino al compimento dei suoi 18 anni. Il messaggio ha utilizzato anche un’immagine simbolica del volto di Federico, soffermandosi sugli occhi del ragazzo come elemento di memoria e testimonianza.
La morte di Aldrovandi avvenne nella zona di via Ippodromo, dove il giovane entrò in contatto con una pattuglia della polizia nella notte del 25 settembre 2005. La vicenda giudiziaria si concluse con la condanna dei quattro agenti coinvolti a tre anni e sei mesi per omicidio colposo, pena confermata dalla Cassazione nel 2012.
Le critiche alle sigle sindacali dopo il caso giudiziario
Nel suo intervento pubblico Anselmo ha concentrato le critiche sulle posizioni assunte negli anni da alcune organizzazioni sindacali della polizia, sostenendo che non siano mai arrivate scuse ritenute adeguate nei confronti dei genitori del ragazzo. Il riferimento riguarda soprattutto le reazioni che hanno accompagnato il caso anche dopo le sentenze definitive.
La vicenda aveva già provocato forti contrasti pubblici tra familiari, associazioni e rappresentanze sindacali. Tra gli episodi più discussi ci fu anche un’iniziativa del COISP davanti all’ufficio della madre di Federico Aldrovandi, organizzata in sostegno degli agenti condannati.
Il caso Aldrovandi tra processo, memoria e cinema
La storia di Federico Aldrovandi è stata raccontata anche attraverso opere cinematografiche e documentarie. Nel 2010 uscì il documentario “È stato morto un ragazzo”, diretto da Filippo Vendemmiati, dedicato alla ricostruzione della vicenda e del percorso giudiziario seguito alla morte del giovane ferrarese.
A Ferrara è inoltre in corso la lavorazione del film “Lo Stato del silenzio”, diretto da Manuel Benati e prodotto da Controluce, progetto che ricostruisce cinematograficamente una delle pagine più controverse della cronaca italiana recente. Le riprese hanno coinvolto anche l’area dell’ippodromo cittadino, luogo legato alla memoria della vicenda.
Il procedimento giudiziario aveva avuto anche ulteriori sviluppi legati alle indagini successive alla morte del ragazzo: nel 2010 tre poliziotti furono condannati nell’ambito del processo relativo ai presunti depistaggi nelle fasi investigative iniziali.
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