Maltempo in Veneto, neve e vento mettono in ginocchio il Bellunese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Intense precipitazioni, che si presentano come pioggia fin verso i 400 metri e come neve umida e persistente al di sopra dei 600, stanno martoriando gran parte della provincia di Belluno da questa mattina presto del 3 febbraio, trasformando il manto stradale in una superficie scivolosa e insidiosa. L'ondata di maltempo, partita nelle prime ore dall'Agordino e dal Cadore per estendersi poi alla Valbelluna, ha costretto la prefettura di Belluno a dichiarare il codice rosso per la viabilità, il livello di allerta più alto, che segnala condizioni critiche diffuse su tutta la rete stradale. Anche nel capoluogo, d'altronde, la pioggia alternata a larghi fiocchi che faticano ad accumularsi su un terreno reso umido dalle piogge notturne, dipinge un quadro di generale instabilità, mentre la protezione civile regionale si prepara a una nuova, temuta escalation nella notte e nella giornata di domani.

L'incubo del vento e l'allerta per i passi dolomitici

Mentre la colonnina di mercurio fatica a scendere ulteriormente, rendendo le precipitazioni nevose altalenanti e dense di acqua, il vero pericolo, secondo i meteorologi, si profila per le prossime ventiquattr'ore con l'arrivo di nubifragi e forti raffiche di vento che potranno superare i dieci metri al secondo, specie nelle province orientali e in laguna. Una situazione che, se da un lato contribuisce a colmare un preoccupante deficit nevoso storico – in alcune zone si registra un calo degli accumuli fino al cinquanta per cento rispetto alle medie – dall'altro impone una mobilitazione straordinaria per garantire la sicurezza. Sulle statali che serpeggiano verso i valichi dolomitici, infatti, la circolazione è già fortemente condizionata e gli interventi per mantenerla sono continui e dispendiosi in termini di risorse.

La macchina degli interventi stradali in azione

Sulle arterie cruciali come la 51 di Alemagna, la 52 Carnica o la 50 del Grappa e del Passo Rolle, si è attivato un imponente dispiegamento di mezzi e uomini per fronteggiare l'emergenza. Complessivamente, sono stati impiegati sessantacinque spazzaneve e mezzi spargisale, oltre a un centinaio di operatori, impegnati senza sosta in operazioni di sgombero della neve caduta, nella pulizia delle carreggiate e nel trattamento antighiaccio, azioni fondamentali per evitare il completo isolamento di intere vallate. Il monitoraggio delle condizioni, del resto, viene condotto in tempo reale, poiché il pericolo valanghe, favorito dal vento e dalla consistenza della neve fresca, è considerato diffuso su molti versanti, aggiungendo un ulteriore elemento di criticità a un quadro già complesso.

Una provincia tra deficit idrico ed emergenza imminente

La contraddizione climatica che vede una provincia alle prese con una storica carenza di neve trasformarsi in poche ore nel teatro di un’intensa ondata invernale, evidenzia la natura sempre più estrema e imprevedibile degli eventi meteorologici. Quella che si configura non è una semplice perturbazione, ma l’ingresso nel vivo della fase più acuta dell’emergenza invernale, capace di ridisegnare la geografia della percorribilità nelle zone montane e di mettere a dura prova i sistemi di protezione civile. La neve, se da un lato è un'ancora di salvezza per le riserve idriche, dall'altro, quando giunge con questa intensità e accompagnata da venti furiosi, rappresenta una minaccia concreta per la viabilità e la stabilità dei versanti, costringendo a uno stato di allerta massima che durerà almeno fino al passaggio della perturbazione.

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